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Storia e storiografia

Approfondimento su: Storia e storiografia

A proposito di Tacito gli studiosi parlano di “dissoluzione della storiografia tradizionale”: l’autore, cioè, pur rispettando formalmente l’andamento annalistico della narrazione, nella concreta tecnica storica si avvicina ad una concezione in cui, a causa delle mutate condizioni politiche, non ha più senso continuare a narrare le vicende secondo la scansione consolare ed appare quindi più realistico un resoconto che si ispiri sostanzialmente ad una cronologia scandita dal succedersi dei diversi imperatori. Suetonio porterà a termine questa “dissoluzione” adottando lo schema biografico (secondo il modello nepotiano), narrando i fatti non per tempora ma per species.
“La riflessione storiografica e quella politica si illuminano reciprocamente, dandoci in poche righe l’immagine di uno storico amareggiato che fa tutt’uno con quella del senatore deluso. La riflessioni di Tacito sono infatti il risultato di un’analisi politica condotta con i parametri del senatore nostalgico della repubblica aristocratica. Lo storico imperiale, inoltre, deve fare i conti con una realtà politica dalla quale è escluso e la cui conoscenza dipende solo da colui che ne è arbitro, l’attività stessa dello storico è legata ormai alla volontà del principe, di conseguenza è facile che la sua narrazione sia viziata da servilismo e da rancore. Per cui secondo Tacito, strettissima è la connessione tra storiografia e regimi politici. Per questi ultimi, tuttavia, egli non ha un interesse generale sul piano teorico; le costituzioni alle quali egli pensa non sono altro, in ultima analisi, che la repubblica e l’impero dello Stato romano. Il giudizio negativo sulla storiografia contemporanea è il risultato di un atteggiamento critico nei confronti del principato. Questo tipo di governo, secondo Tacito, pregiudica la possibilità di informazione obiettiva, in quanto esclude lo storico dalla partecipazione alla vita pubblica: di qui la necessità della nuova storiografia psicologica, che deve studiare l’anima dell’imperatore e dei suoi sudditi. È evidente come questa posizione di Tacito sia legata alla figura dello storico–senatore di età repubblicana, idealizzata da Tacito sia in chiave storiografica che politica” Da quanto detto, appare quindi evidente che la storiografia tacitiana presenta evidenti limiti sul piano della attendibilità e della imparzialità della narrazione storica. Tale difficoltà è ulteriormente accresciuta dal confronto - talvolta possibile - con altre fonti in relazione ad un medesimo periodo storico. Particolarmente delicato si fa quindi il compito della moderna storiografia, che deve cercare di ricostruire il vero volto di un personaggio storico o di un intero periodo cronologico sulla scorta di fonti che risultano, in maggiore o minor misura, influenzate dall’ottica della classe sociale di appartenenza. mIn generale, infatti, se uno studioso vuol delineare il quadro di una società moderna in tutti i suoi aspetti, può esservi poco di quanto ha bisogno di sapere che egli non sia in grado di scoprire, anche se può restare molto che non saprà comprendere. Per la storia della Grecia e di Roma, moltissimo è semplicemente inconoscibile.
Le prime opere di storia, che si possono considerare in qualche modo precorritrici di quelle odierne, furono scritte in Grecia verso la fine dell’età arcaica; da quel momento in poi, una serie ininterrotta di opere composta da storici greci e, successivamente, romani giunge sino alla fine del mondo antico. Analizzare e caratterizzare questa tradizione storiografica è il primo compito di uno storico moderno del mondo antico. Ma solo una minima parte di quanto esisteva un tempo è sopravvissuta alla fine di quel mondo; inoltre, il campo di interesse di quegli storici antichi era limitato, con poche eccezioni, alla storia politica; spesso essi davano per scontato molto di quello che noi vorremmo conoscere sulle condizioni economiche e politiche del mondo antico. Per di più, c’era una tendenza generale a spiegare ampiamente tutte le azioni umane in termini morali. È ovvio che, oltre che da opere propriamente storiche, molto si può apprendere dai testi letterari in genere (poesia epica, tragedia, commedia, orazioni, trattati filosofici, poesia lirica); ma molte di queste opere, analogamente alle storie, sono il prodotto di una classe sociale ristretta e ne condividono la visione, necessariamente limitata. Inoltre la produzione letteraria del mondo greco-romano ci è pervenuta solo in minima parte e ciò che è rimasto pone spesso difficili problemi di interpretazione. Di fronte a tutte queste difficoltà, qualche aiuto può venire dal materiale documentario prodotto nell’antichità, che va da lunghi testi a minuscole impressioni di sigilli. Tale materiale fu spesso scritto su pietra, nel bronzo o su altre sostanze durevoli; in grandissima parte ha evitato la distruzione e viene in effetti scoperto in quantità sempre crescente. In Egitto, grazie al clima secco, si sono conservati molti documenti scritti su papiro. Questi testi, anche se spesso frammentari e di difficile comprensione, possono in ogni caso approfondire la nostra conoscenza del mondo antico. Oltre a ciò, le testimonianze dell’archeologia e della numismatica possono essere anch’esse di notevole importanza. I siti di antichi insediamenti e gli oggetti qui scavati forniscono moltissime informazioni sulla cultura materiale della società greca e romana. Le monete sono giunte a noi in quantità enormi dal VII sec. a.C. e offrono una documentazione importante per comprendere meglio la storia economica del mondo antico. Ecco quindi che, accanto ai resoconti degli storici antichi, gli studiosi moderni possono avvalersi di altre basi documentarie per ricostruire la storia dell’antichità. Tale integrazione fra le diverse discipline appare particolarmente utile per la ricostruzione del periodo della dinastia Giulio-Claudia. Di particolare interesse appare l’analisi dei principati di Tiberio e di Nerone, per le dirette implicazioni con la prassi storiografica di Tacito e per il valore paradigmatico che le biografie di questi imperatori assumono nel quadro di uno studio comparato fra fonti antiche e interpretazioni storiografiche moderne.