Storia di Roma Antica - Mondolatino

Augusto

Approfondimento su: Augusto

Svetonio "Vite dei Cesari":
D'inverno si riparava dal freddo con una grossa toga e quattro tuniche, e portava la camicia e la maglia di lana, e delle fasce attorno alle cosce e ai polpacci. D'estate dormiva con le porte della camera da letto aperte, e spesso anche nel peristilio, vicino a uno zampillo d'acqua, o facendosi far vento da qualcuno. Però, anche d'inverno, non poteva sopportare il sole, e no, passeggiava all'aria aperta senza cappello, nemmeno in casa propria.
Ottaviano preso l'imperium militiae e il titolo di Augusto nel 27 a.C. (vedere: Istituzione Augustea) iniziò il riordinamento e all'assetto dell'Impero quindi, preoccupato di assicurare la pace all'interno e di dare confini più sicuri allo Stato, dovette affrontare varie guerre e sollevazioni in Egitto e nella Spagna. Lunga, ma relativamente facile fu la conquista del confine alpino in Italia: nel 24 a. C. le tribù semi selvagge dei Salassi nella valle della Dora Baltea furono domate e vi fu dedotta la colonia militare di Augusta Pretoria (Aosta).
Nel 16 a. C. fu ridotto a provincia il Norico; l'anno dopo ebbero la stessa sorte la Rezia e la Vindelicia; nel 14 fu la volta della regione delle Alpi Marittime. Maggiori difficoltà presentò la conquista del confine sul medio e basso Danubio, dove solo nell'8 a. C. la Pannonia potè essere sottomessa; nel 6 a. C. Tiberio cominciò la conquista della Boemia, così detta dai Galli Boi che l'avevano occupata; ma l'impresa fu interrotta da una ribellione della Pannonia, che fu risottomessa solo dopo tre anni e ridotta a provincia romana. A oriente di essa divenne provincia anche la Mesia.
Oltre la linea del Reno i Germani continuavano nei loro tentativi di varcare il fiume con sconfinamenti e aggressioni a mercanti romani: Augusto alla fine decise una serie di azioni per porre termine a queste incursioni. Il confine del Reno era troppo prossimo alle Gallie e troppo debole per una difesa effettiva: bisognava perciò passare all'offensiva, obbligare le tribù germaniche a fare atto di sottomissione e raggiungere il confine dell'Elba. Ne derivò una guerra lunga e complessa che costò all'Impero gravissimi sacrifici di uomini e mezzi.
Druso diresse con perizia la prima fase della conquista, ma venne a morte nell'anno 9 a. C. appena raggiunto l'Elba. Il nuovo confine poteva dirsi acquisito, ma non era fortificato e Arminio, capo della tribù dei Cherusci, riuscì ad attirare in un agguato nella selva di Teutoburgo Quintilio Varo, le cui legioni furono distrutte (9 a. C.). La gravità del disastro indusse forse Augusto a rinunziare alla rivincita e al proposito di estendere oltre il Reno il confine dello Stato romano, lasciando così incontrollate le tribù dell'Europa centrale.
In oriente Augusto evitò la guerra contro i Parti ottenendone, per via diplomatica, la sottomissione, mentre il regno vassallo della Galazia fu trasformato in provincia romana, ampliata poi con i territori del Ponto. Nella Palestina fu favorita dapprima la formazione di un forte stato vassallo sotto Erode, un idumeo convertito al giudaismo; alla sua morte, nel 4 a. C., lo stato fu diviso in tre parti e nel 6 d. C. anche la Giudea divenne provincia romana.
Augusto non ebbe discendenti diretti maschi e gli premorirono gli amici più cari, tra cui Agrippa, che si era associato al potere, e i nipoti prediletti.
Alla fine, dopo contrastate vicende, adottò nel 4 d. C. Tiberio Claudio, figlio di primo letto della sua terza moglie Livia Drusilla, e gli conferì la potestà tribunicia per un decennio; nel 13 d. C. gliela rinnovò unendole l'imperium proconsulare: Tiberio fu così il suo successore designato.
Nel 14 d. C. Augusto, che continuava a governare il vasto impero nonostante i suoi 76 anni, volle accompagnare Tiberio, mandato a riordinare l'illirico, fino a Benevento. Al ritorno, colpito da grave infermità, dovette fermarsi a Nola, dove spirò il 19 agosto. Scompariva con lui una delle figure più complesse della civiltà romana, alla quale diede un'impronta che doveva durare lungo tempo.