Storia di Roma Antica - Mondolatino

Vespasiano e Tito

Approfondimento su: Vespasiano e Tito

Vespasiano (70-79) e Tito (79-81)



Svetonio (Vite dei Cesari):

Vespasiano
Ebbe una corporatura tarchiata, con le membra robuste e solide, e il volto quasi contratto da uno sforzo. Godette di ottima salute, per quanto, per conservarla, si accontentasse come sola cura di massaggiarsi regolarmente la gola e il resto del corpo, nello sferisterio, e di stare a digiuno assoluto un giorno al mese.
Tito
Oltre alla crudeltà, era sospetta la sua dissolutezza, poiché assieme agli amici più prodighi si dedicava a orge che duravano fino a notte fonda e non era meno sospetta la lussuria, sia per la sua abitudine di circondarsi di un branco di pederasti e di eunuchi, sia per la sua ben nota passione verso la regina Berenice, che si diceva avesse persino promesso di sposare; era anche sospetta la sua rapacità, essendo risaputo, che accettava provvigioni e premi nelle cause trattate davanti al proprio padre.

Con la vittoria di Vespasiano su Vitellio ebbero termine le violenze della guerra civile; l'anno dei quattro imperatori segnò così l'inizio di una fase nuova nella storia dell'Impero, la quale prese le mosse dal governo di ricostruzione attuato da Vespasiano e da suo figlio Tito Vespasiano.
Il problema principale era il ristabilimento della pace. Uno dei primi atti di governo di Vespasiano fu la chiusura del tempio di Giano; il più splendido tra i suoi edifici a Roma fu il Foritm Pacis; sulle sue monete ricomparve la figura della Pace Augusta. Il governo di Vespasiano e di Tito nei suoi tratti essenziali arieggiò a quello di Augusto. Ebbe molta deferenza verso il Senato, anche se da principio i senatori appartenenti alle più nobili famiglie romane dimostrarono una certa freddezza verso il modesto plebeo di Rieti, tipico rappresentante di quei legionari italici che costituivano ancora il nerbo dell'esercito romano. Così Vespasiano rivestì quasi ogni anno il consolato, riprese la censura che esercitò seriamente col figlio Tito come collega, al quale fece conferire nell'anno 71 la potestà tribunizia, mentre attribuì all'altro figlio Domiziano il titolo di Cesare.
Vespasiano affrontò prima di tutto il gravissimo problema della trasformazione dell'esercito, in modo da impedire che si ripetessero le ribellioni degli ultimi anni. Volendo soldati meglio disciplinati degli Italici prese, in contrasto con la tradizione, il provvedimento di escludere questi ultimi dalle legioni, allontanando così dall'esercito proprio coloro che avevano contribuito a creare l'Impero: questa riforma apportò forse il colpo più grave alla supremazia dell'Italia, privata d'ora innanzi della possibilità di far sentire la propria voce attraverso i suoi legionari.
Tuttavia il reclutamento limitato alle province d'Occidente non era nè facile, nè sicuro: ne fu prova la rivolta dei Batavi capitanata da Giulio Civile, mirante a una confederazione gallico-germana staccata da Roma. Vespasiano dovette quindi ricorrere alle regioni occidentali più progredite e meglio romanizzate, favorendo la formazione di nuovi centri urbani e concedendo con molta facilità, in contrasto con la politica del Senato, la cittadinanza romana o latina a intere province, come per esempio la Spagna. In questa azione ebbe la collaborazione del figlio Tito, collega nel comando e prefetto del pretorio, affermatosi buon capitano con la guerra contro gli Ebrei, da lui conclusa con la presa di Gerusalemme e la distruzione del tempio di Salomone. Vespasiano provvide alla riforma finanziaria, al consolidamento dei confini dell'Impero con l'occupazione degli Agri decumates, per assicurare il collegamento della regione del Reno con quella del Danubio. Nè trascurò i lavori pubblici, come la costruzione delle grandi Terme, terminate da Tito, che diede loro il nome e che ultimò anche l'Anfiteatro Flavio.
Tito ebbe un regno brevissimo (79-81 d. C.) e quindi povero di avvenimenti; ma il giudizio che fu dato di lui: " delizia del genere umano " rimane a testimoniare il buon ricordo che egli lasciò. Il suo impero fu segnato da gravi disgrazie: una pestilenza particolarmente grave in Italia; un incendio che devastò il Campidoglio e una parte notevole di Roma; l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia.