Versione "La prima caccia di Ciro, Esercizi greci, 254-256." di Senofonte

La prima caccia di Ciro, Esercizi greci, 254-256.

Traduzione della Versione "La prima caccia di Ciro, Esercizi greci, 254-256." di Senofonte

Traduzione Italiana

Ora, quando Astiage seppe che lui (Ciro) desiderava molto andare a caccia fuori, lo inviò e insieme a lui inviò lo zio e delle guardie a cavallo piuttosto anziane, affinché lo guardassero dai luoghi difficili e se comparisse qualche bestia selvatica. Ciro prese volentieri notizia dai cacciatori di seguito a quali bestie non si deve avvicinare e a quali bisogna inseguire coraggiosamente. Loro gli dissero che gli orsi, i cinghiali, i leoni e i leopardi avevano già ucciso a molti che li si avvicinavano, e che invece i cervi, le gazzelle, le pecore selvatiche e gli asini selvatici erano innocui. Dissero anche questo, che bisogna essere non meno attenti con i luoghi difficili che con le bestie selvatiche; infatti, molti anche con i cavalli stessi erano già caduti in un precipizio.

E di tutto questo Ciro si informò volentieri, ma quando vide balzare fuori un cervo, dimenticando tutto ciò che aveva udito, lo inseguì, senza guardare nient’altro se non in quale direzione era fuggito. E il cavallo, balzando in qualche modo, gli cadde sulle ginocchia, e per poco non lanciò egli stesso via dalla sella. Non lo fece, ma Ciro rimase lì con difficoltà, e il cavallo si rialzò. Quando andò verso la pianura, colpendolo con le frecce abbatte il cervo, una cosa grande e bella. E lui ne era molto contento; le guardie invece che arrivarono a cavallo lo rimproverarono e gli dissero in quale grande pericolo era incorso, e dissero che lo avrebbero accusato. Ora Ciro stava immobile, dopo essere sceso (dal cavallo), si crucciava. Quando però sentì un grido, salì di nuovo sul cavallo come fuori di sé, e non appena vide un cinghiale che gli si slancia contro, lo affronta ed estendendo l’arco lo colpisce in mezzo gli occhi e fermò il cinghiale.
A quel punto infatti già anche lo zio lo rimproverò, guardando la sua audacia. Benché lui (lo zio) lo rimproverasse, egli (Ciro) pregò (allo zio) di permettergli di portare quello che aveva preso e di donarglielo al nonno. Dicono che lo zio gli rispose: “Ma se saprà che li perseguivi, non rimprovererà soltanto te, ma anche me, perché te lo permettevo”. “E se lo vuole”, disse lui, “mi può frustare, ma una volta che io glielo avrò consegnato. Anche se tu fai ciò che vuoi”, disse, “o zio, castigandomi, concedimi tuttavia questo favore”. E allora Ciassare disse alla fine: “Fa’ come vuoi. Infatti, tu adesso sembri di essere il nostro re”. E in questo modo portando le bestie le donò al nonno e raccontò che le aveva cacciato proprio per lui. E ciò che non voleva non lo mostrò, esibì invece che era macchiato col sangue dove sembrasse che il nonno lo poteva vedere. Allora disse Astiage: “O, ragazzo, accetto con piacere ciò che tu mi dai. Nonostante ciò, non ne ho nessun bisogno di queste cose, sì che tu ti metta in pericolo”. E Ciro disse: “Ora, se tu non ne hai bisogno, ti prego, nonno, che me le dia, affinché io gliene distribuisca ai miei compagni”. “O, ragazzo”, disse Astiage, “le prenda tutte e le distribuisca a chi tu vuoi, e pure delle altre tutto quante ne vuoi”.
E Ciro, prendendole, le distribuì ai ragazzi, e alzandosi allo stesso tempo disse: “O ragazzi, quanto infatti abbiamo fatto i scemi quando andavamo a catturare la selvaggina del parco; infatti, mi sembra di essere qualcosa di simile a se qualcuno catturasse gli animali legati”.