Versione di Anonimi

Il cane di Alcibiade

Traduzione della Versione "Il cane di Alcibiade" di Anonimi

Testo Originale Latino

Narrant Aulus Gellius in libro, qui "Noctes Atticae" inscribitur, Alcibiadem emisse septem milibus drachmarum canem quendam, insignis pulchritudinis. Adicit etiam dominum huic cani caudam amputavisse ac eum emittere solitum esse ut in viis Athenarum libere deambularet. Athenienses cum viderent beluam(animale) cotidie emitti, dominum interrogaverunt cur id faceret. Quibus respondit Alcibiades se id facere ut de cane Athenienses loquerentur, neve altrius rei de se curiosi essent. His verbis significavit ingenium vulgi nimis curiosum esse et homines de claris viris libenter male loqui. Constat(è noto) enim inter omnes saepe Athenienses cives suos tam maledicis verbis corripuisse ut Chabrias, qui praeclarus bellica laude fuit, diceret se optare semper a patria sua abesse ne civium suorum invidis linguis materiam maledicentiae praeberet.

Traduzione Italiana

Gellio narra in un libro che è chiamato Notti Attiche che Alcibiade aveva comprato per 7000 dracme un cane, di insigne bellezza. Aggiunge anche che il padrone di questo cane gli aveva tagliato la coda e che quello era solito portarlo fuori per camminare liberamente tra le vie di atene. Gli ateniesi vedendo che il padrone ogni giorno portava fuori il cane, chiesero al padrone perchè facesse questo. A questi Alcibiade rispose che faceva questo perchè gli ateniesi parlassero del cane o fossero tra le altre cose curiosi di lui. Con queste parole volle dire che l'ingegno del popolo è troppo curioso e che gli uomini parlano volentieri male degli uomini illustri. E' noto infatti a tutti che gli ateniesi spesso avevano travolto i loro cittadini con tante male parole al punto che Cabria, che fu illustre per arte bellica, diceva che lui sceglieva sempre di essere distante dalla sua patria per non offrire alle lingue invidiose dei suoi cittadini la materia della maldicenza.