Versione di Apuleio

I più grandi generali romani della seconda guerra punica: traduzione

Florida di Apuleio, versione di latino I più grandi generali romani della seconda guerra punica tradotta.

Testo Originale Latino

FLORIDA DI APULEIO, VERSIONE DI LATINO I PIU' GRANDI GENERALI ROMANI DELLA SECONDA GUERRA PUNICA TRADOTTA - TESTO LATINO. Tertìam apud Trasimenum, vastato Flamini exercitu; quartam apud Cannas, deletis duobus ( = "due") exércitibus Pauli consulis. Quem inter Romanos duces Punici belli gloriam sibi vindicantes insigniorem indicare possumus? Utrum Fabium Cunctatorem, qui imminentem urbi Hannibalem mora fregit, an Marcellum, qui primus Hannibali apud Nolani restìtit et inclinatam eius aciem penìtus trucidavit? Maximam autem gloriam sibi adquisivit Claudius Nero, qui venientem ab Hispania Hasdrubàlem cum ingentibus copiis priusquam se Hannibali ìungéret excepit et ingenti proelio vicit. Num vero omittere possumus Scipionem Africanum, qui in Africani expeditis legionibus devicit totum Poenorum exercitum apud Zamam, quo proelio ab Hannibalis perì**** tandem rem publicam vindicavit?

Traduzione Italiana

FLORIDA DI APULEIO, VERSIONE I PIU' GRANDI GENERALI ROMANI DELLA SECONDA GUERRA PUNICA - TRADUZIONE. La terza presso il Trasimeno, devastato l'esercito di Flaminio, la quarta presso Canne sconfitti i due eserciti del console Paolo. Quale tra i comandanti tra i romani possiamo indicare il più insigne rivendicando per se stesso la gloria della guerra punica? Forse Fabio Cunctatore, che (cerca fregit mora) Annibale che arrivava alla città, o Marcello che per primo riuscì a resistere ad Annibale presso Nola e trucidò quasi completamente la sua schiera? Claudio Nerone acquisì per se stesso la grande gloria che colse Asdrubale che veniva dalla spagna con ingenti truppe prima che si unisse con Annibale e lo vinse in un ingente combattimento. Forse in vero possiamo omettere che Scipione l'Africano, che sconfisse con legioni scelte in Africa tutto l'esercito dei cartaginesi presso Zama, nel quale combattimento liberò lo Stato dal pericolo di Annibale?