Versione di Cesare

Libro 7 - Par. 40

Traduzione della Versione "Libro 7 - Par. 40" di Cesare

Testo Originale Latino

Magna adfectus sollicitudine hoc nuntio Caesar, quod semper Haeduorum civitati praecipue indulserat, nulla interposita dubitatione legiones expeditas quattuor equitatumque omnem ex castris educit; nec fuit spatium tali tempore ad contrahenda castra, quod res posita in celeritate videbatur; C. Fabium legatum cum legionibus duabus castris praesidio relinquit. Fratres Litavicci cum comprehendi iussisset, paulo ante reperit ad hostes fugisse. Adhortatus milites ne necessario tempore itineris labore permoveantur, cupidissimis omnibus progressus milia passuum xxv agmen Haeduorum conspicatur. Immisso equitatu iter eorum moratur atque impedit interdicitque omnibus ne quemquam interficiant. Eporedorigem et Viridomarum, quos illi interfectos existimabant, inter equites versari suosque appellare iubet. His cognitis et Litavicci fraude perspecta Haedui manus tendere et deditionem significare et proiectis armis mortem deprecari incipiunt. Litaviccus cum suis clientibus, quibus more Gallorum nefas est etiam in extrema fortuna deserere patronos, Gergoviam perfugit.

Traduzione Italiana

Colpito da grande preoccupazione per questa notizia, Cesare, poiché aveva sempre assecondato specialmente la nazione degli Edui, non frapposta alcuna incertezza, fa uscire dagli accampamenti quattro legioni pronte e tutta la cavalleria; e non ci fu tempo in tale frangente a diminuire gli accampamenti, perché la cosa sembrava riposta sulla velocità; lascia il legato C. Fabio con due legioni a guardia degli accampamenti. Avendo ordinato di arrestare fratelli di Litavicco, scopre che poco prima sono fuggiti dai nemici. Esortati i soldati perché in un frangente di emergenza non si turbassero per la fatica della marcia, essendo tutti desiderosissimi avanzatosi 25 mila passi vede la schiera degli Edui. Inviata la cavalleria attarda la loro marcia e la blocca e vieta a tutti di uccidere qualcuno. Ordina che Eporeodrice e Viridomaro, che essi ritenevano uccisi, vadano tra i cavalieri e chiamino i loro. Riconosciuti questi e scoperto l’inganno di Litavicco cominciano a tendere le mani a segnalare la resa e gettate le armi a scongiurare la morte. Litavicco con i suoi clienti, per i quali è sacrilegio secondo la tradizione dei Galli abbandonare i patroni anche nella estrema sorte, fugge a Gergovia.