Versione di Cicerone

Libro 2, Par. 27

Traduzione della Versione "Libro 2, Par. 27" di Cicerone

Testo Originale Latino

Nunc illos, qui in urbe remanserunt, atque adeo qui contra urbis salutem omniumque vestrum in urbe a Catilina relicti sunt, quamquam sunt hostes, tamen, quia [nati] sunt cives, monitos etiam atque etiam volo. Mea lenitas adhuc si cui solutior visa est, hoc expectavit, ut id, quod latebat, erumperet. Quod reliquum est, iam non possum oblivisci meam hanc esse patriam, me horum esse consulem, mihi aut cum his vivendum aut pro his esse moriendum. Nullus est portis custos, nullus insidiator viae; si qui exire volunt, conivere possum; qui vero se in urbe commoverit, cuius ego non modo factum, sed inceptum ullum conatumve contra patriam deprehendero, sentiet in hac urbe esse consules vigilantis, esse egregios magistratus, esse fortem senatum, esse arma, esse carcerem, quem vindicem nefariorum ac manifestorum scelerum maiores nostri esse voluerunt.

Traduzione Italiana

Ora,voglio ancora una volta ammonire –benchè siano nemici,ma comunque nati cittadini romani- coloro che sono rimasti nella città e che sono stati qui lasciati da Catilina per porre in pericolo la vostra incolumità.La mia clemenza,se a qualcuno è sembrata troppo tenue,aveva lo scopo di fare esplodere ciò che era latente.Per il resto,non posso certo dimenticare che questa è la mia Patria,che io sono Console anche di costoro,e che mi toccherà o vivere con loro o morire per loro.Non ci sono sentinelle alle porte,trappole per le vie;se vogliono uscire,posso chiudere un occhio;chi creerà agitazioni in città,di cui stroncherò qualunque tentativo,non solo effettuato,ma intrapreso,sappia che in questa città ci sono consoli vigilanti,egregi magistrati,un Senato autorevole,che ci sono armi,che ci sono carceri,quelle che i nostri padri crearono come vindici di delitti palesi e nefandi.