Versione di Cicerone

Libro 3, Par. 10

Traduzione della Versione "Libro 3, Par. 10" di Cicerone

Testo Originale Latino

Leguntur eadem ratione ad senatum Allobrogum populumque litterae. Si quid de his rebus dicere vellet, feci potestatem. Atque ille primo quidem negavit; post autem aliquanto, toto iam indicio eito atque edito, surrexit; quaesivit a Gallis, quid sibi esset cum iis, quam ob rem domum suam venissent, itemque a Volturcio. Qui cum illi breviter constanterque respondissent, per quem ad eum quotiensque venissent, quaesissentque ab eo, nihilne secum esset de fatis Sibyllinis locutus, tum ille subito scelere demens, quanta conscientiae vis esset, ostendit. Nam, cum id posset infitiari, repente praeter opinionem omnium confessus est. Ita eum non modo ingenium illud et dicendi exercitatio, qua semper valuit, sed etiam propter vim sceleris manifesti atque deprehensi inpudentia, qua superabat omnis, inprobitasque defecit.

Traduzione Italiana

Vengono lette le lettere dirette al Senato ed al popolo degli Allobrogi, dello stesso tenore.Diedi facoltà di parlare a chi volesse dire qualcosa.Ed egli dapprima negò;dopo un po’ di tempo, con il manifestarsi di tutti gli indizi, insorse:chiese ai Galli che cosa avessero con sé, per quale motivo fossero venuti a casa sua, e lo stesso chiesero a Volturcio.Poiché quelli risposero brevemente e uniformenente chi di loro e quante volte erano stati a casa sua, e gli chiesero se non fosse vero che aveva parlato loro dei responsi della Sibilla, allora egli, fuor di sé per il flagrante delitto, mostrò quanta fosse la forza della sua coscienza.Infatti, pur potendo negare, d’improvviso, contrariamente alle aspettative di tutti, confessò.In tal modo, non solo lo abbandonarono l’ingegno e l’arte del parlare, nella quale egli si era sempre distinto, ma anche l’impudenza sfrontata di chi viene catturato in flagrante delitto, nella quale superava tutti.