Versione di Cicerone

Libro 3, Par. 11

Catilinarie di Cicerone, versione di latino tradotta: traduzione del libro IIi, paragrafo 11.

Testo Originale Latino

CATILINARIE DI CICERONE, VERSIONE TRADOTTA - TESTO LATINO. Volturcius vero subito litteras proferri atque aperiri iubet, quas sibi a Lentulo ad Catilinam datas esse dicebat Atque ibi vehementissime perturbatus Lentulus tamen et signum et manum suam cognovit. Erant autem sine nomine, sed ita: 'Quis sim, scies ex eo, quem ad te misi. Cura, ut vir sis, et cogita, quem in locum sis progressus. Vide, ecquid tibi iam sit necesse, et cura, ut omnium tibi auxilia adiungas, etiam infimorum.' Gabinius deinde introductus cum primo impudenter respondere coepisset, ad extremum nihil ex iis, quae Galli insimulabant, negavit.

Traduzione Italiana

CATILINARIE DI CICERONE, VERSIONE DI LATINO - TRADUZIONE. Volturcio chiede che vengano portate ed aperte subito le lettere che diceva gli erano state date da Lentulo per Catilina.E Lentulo, benchè fortemente turbato, riconobbe tuttavia il proprio sigillo e la propria scrittura.Esse erano senza firma, ma dicevano :”Chi io sia lo saprai dal fatto che mi sono rivolto a te.Provvedi, da uomo, e pensa a qual punto tu ti sia spinto.Guarda che cosa ti sia ancora necessaria, e cura che ti giungano i rinforzi di tutti, anche degli infimi”. Introdotto poi Gabinio, dapprima cominciò a rispondere sfacciatamente, ma, alla fine, non negò nulla di quello che i Galli dichiaravano.