Versione di Cicerone

Libro 3, Par. 15

Traduzione della Versione "Libro 3, Par. 15" di Cicerone

Testo Originale Latino

Atque etiam viro forti, collegae meo, laus inpertitur, quod eos, qui huius coniurationis participes fuissent, a suis et a rei publicae consiliis removisset. Atque ita censuerunt, ut P. Lentulus, cum se praetura abdicasset, in custodiam traderetur; itemque uti C. Cethegus, L. Statilius, P. Gabinius, qui omnes praesentes erant, in custodiam traderentur; atque idem hoc decretum est in L. Cassium, qui sibi procurationem incendendae urbis depoposcerat, in M. Ceparium, cui ad sollicitandos pastores Apuliam attributam esse erat indicatum, in P. Furium, qui est ex iis colonis, quos Faesulas L. Sulla deduxit, in Q. Annium Chilonem, qui una cum hoc Furio semper erat in hac Allobrogum sollicitatione versatus, in P. Umbrenum, libertinum hominem, a quo primum Gallos ad Gabinium perductos esse constabat. Atque ea lenitate senatus est usus, Quirites, ut ex tanta coniuratione tantaque hac multitudine domesticorum hostium novem hominum perditissimorum poena re publica conservata reliquorum mentes sanari posse 1o arbitraretur. Atque etiam supplicatio dis inmortalibus pro singulari eorum merito meo nomine decreta est quod mihi primum post hanc urbem conditam togato contigit, et his decreta verbis est, 'quod urbem incendiis, caede civis, Italiam bello liberassem.' Quae supplicatio si cum ceteris supplicationibus conferatur, hoc interest, quod ceterae bene gesta, haec una conservata re publica constituta est. Atque illud, quod faciundum primum fuit, factum atque transactum est. Nam P. Lentulus, quamquam patefactis indiciis, confessionibus suis, iudicio senatus non modo praetoris ius, verum etiam civis amiserat, tamen magistratu se abdicavit, ut, quae religio C. Mario, clarissimo viro, non fuerat, quo minus C. Glauciam, de quo nihil nominatim erat decretum, praetorem occideret, ea nos religione in privato P. Lentulo puniendo liberaremur.

Traduzione Italiana

Ed anche al mio valoroso collega viene tributato un elogio, in quanto ha rimosso da tutte le cariche della Repubblica coloro che erano stati partecipi di questa congiura.E così stabilirono che P.Lentulo, dopo essersi dimesso dalla Pretura, fosse trattenuto in carcere;egualmente, dato che erano presenti, fu deciso per C.Cetego, L.Statilio e P.Gabinio;così fu stabilito anche nei riguardi di Cassio, il quale si era incaricato dell’incendio della città;nei riguardi di M.Cepario che era indicato come attributario della Puglia per sollevare i pastori;nei riguardi di P.Furio che proviene dalla colonie costituite da Silla in Fiesole;nei riguardi di Q.Annio Chilone, che, insieme con questo Furio, si era sempre prodigato per la sollevazione degli Allobrogi;nei riguardi di P.Umbreno, liberto, che si sapeva aver per primo condotto i Galli da Gabinio.E il Senato, o Quiriti, di fronte a una così grave congiura e ad un così grande numero di nemici interni, fece uso di tanta clemenza da ritenere che, fatte salve le pene della Repubblica per i nove uomini più sciagurati, la mente degli altri potesse essere corretta.Fu poi decisa, a mio nome, una preghiera di ringraziamento agli dei immortali per il loro particolare merito;il che, dalla fondazione della città, per la prima volta toccò a me insignito della toga, con questa motivazione:”Per aver liberato la città dagli incendii, i cittadini dalla strage, l’Italia dalla guerra”.Se questa preghiera viene paragonata con le altre, risulta che le altre furono emesse per opere ben fatte, questa sola per la Repubblica salvata.E ciò che andava fatto per prima, è stato fatto e compiuto. Infatti, P.Lentulo, benchè, per le prove scoperte, per le sue confessioni, per il giudizio del Senato, avesse perso non solo la carica di Pretore, ma anche la cittadinanza, tuttavia si dimise dalle cariche, per far sì che noi, punendo Lentulo come semplice privato, fossimo esonerati dall’osservanza ( di cui non si era parlato nel decreto) di quella norma sacrosanta, che non era stata applicata dal pur illustre C.Mario, per l’uccisione del Pretore C.Glaucia.