Versione di Cicerone

Libro 3, Par. 22

Traduzione della Versione "Libro 3, Par. 22" di Cicerone

Testo Originale Latino

Quo etiam maiore sunt isti odio supplicioque digni, qui non solum vestris domiciliis atque tectis sed etiam deorum templis atque delubris sunt funestos ac nefarios ignes inferre conati. Quibus ego si me restitisse dicam, nimium mihi sumam et non sim ferendus; ille, ille Iuppiter restitit; ille Capitolium, ille haec templa, ille cunctam urbem, ille vos omnis salvos esse voluit. Dis ego inmortalibus ducibus hanc mentem, Quirites, voluntatemque suscepi atque ad haec tanta indicia perveni. Iam vero [illa Allobrogum sollicitatio, iam] ab Lentulo ceterisque domesticis hostibus tam dementer tantae res creditae et ignotis et barbaris commissaeque litterae numquam essent profecto, nisi ab dis inmortalibus huic tantae audaciae consilium esset ereptum. Quid vero? ut homines Galli ex civitate male pacata, quae gens una restat quae bellum populo Romano facere et posse et non nolle videatur, spem imperii ac rerum maxumarum ultro sibi a patriciis hominibus oblatam neglegerent vestramque salutem suis opibus anteponerent, id non divinitus esse factum putatis, praesertim qui nos non pugnando, sed tacendo superare potuerint?

Traduzione Italiana

Quanto di più sono degni di odio e di punizione coloro che avevano tentato di appiccare fuoco scellerato e nefasto non solo alle vostre dimore, ma anche ai templi e santuari degli dei. Se io dicessi che mi sono opposto a costoro, mi attribuirei troppo e non lo sopporterei. E’ stato lui, è stato Iuppiter a resistere, lui a volere che il Campidoglio, questi templi, tutta la città, tutti voi, foste salvati. Sotto la guida degli dei immortali, o Quiriti, io ho ricevuto questa cognizione e questa volontà e ottenuto tante prove. Invero, quella sollecitazione fatta agli Allobrogi da parte di Lentulo e dagli altri nemici interni tanto incoscientemente e quelle lettere mandate con piena fiducia a genti ignote e barbare, certamente non ci sarebbero mai state, se il proposito di tanta temerarietà non fosse stato strappato a costui dagli dei immortali. Che cosa allora? Credete forse non sia ascrivibile a mano divina il fatto che i Galli, provenienti da un territorio a malapena domato, unica gente rimasta che sia in grado di recar guerra, e non ne sia aliena, al popolo romano, trascurassero la speranza del potere e di altri grandi vantaggi offerti loro da patrizii, e anteponessero la vostra salvezza al proprio tornaconto, specialmente se avessero potuto sottometterci non combattendo, ma col semplice tacere ?