Versione di Cicerone

Libro 3, Par. 26

Traduzione della Versione "Libro 3, Par. 26" di Cicerone

Testo Originale Latino

Quibus pro tantis rebus, Quirites, nullum ego a vobis praemium virtutis, nullum insigne honoris, nullum monumentum laudis postulo praeterquam huius diei memoriam sempiternam. In animis ego vestris omnes triumphos meos, omnia ornamenta honoris, monumenta gloriae, laudis insignia condi et collocari volo. Nihil me mutum potest delectare, nihil tacitum, nihil denique eius modi, quod etiam minus digni ad sequi possint. Memoria vestra, Quirites, nostrae res alentur, sermonibus crescent, litterarum monumentis inveterascent et corroborabuntur; eandemque diem intellego, quam spero aeternam fore, propagatam esse et ad salutem urbis et ad memoriam consulatus mei, unoque tempore in hac re publica duos civis extitisse quorum alter finis vestri imperii non terrae, sed caeli regionibus terminaret, alter eiusdem imperii domicilium sedesque servaret.

Traduzione Italiana

Per tutto questo, o Quiriti, io non pretendo da voi un premio al valore, un onore particolare, un monumento di elogio, se non la memoria perpetua di questo giorno. Io voglio che siano costituiti e collocati nei vostri animi tutti i miei trionfi, tutti i fregi dell’onore, i monumenti di gloria, le insegne dell’encomio. Non può essermi gradito il silenzio, il tacere, niente di ciò che anche altri meno degni possono conseguire. Le nostre gesta, o Quiriti, sono alimentate dalla vostra memoria, cresceranno con i discorsi, invecchieranno e si invigoriranno con i monumenti della letteratura;e prevedo quel giorno, che spero duri in eterno, destinato a ricordare sia la salvezza della città, sia il mio consolato, ed a ricordare che, nello stesso anno, in questa Repubblica, vi furono due cittadini, dei quali l’uno stabilì i confini del vostro impero non nelle regioni della terra, ma del cielo, l’altro salvò la capitale e le istituzioni di quello stesso impero.