Versione di Cicerone

Libro 4, Par. 10

Traduzione della Versione "Libro 4, Par. 10" di Cicerone

Testo Originale Latino

Video de istis, qui se populares haberi volunt, abesse non neminem, ne de capite videlicet civium Romanorum sententiam ferat. Is et nudius tertius in custodiam cives Romanos dedit et supplicationem mihi decrevit et indices hesterno die maximis praemiis adfecit. Iam hoc nemini dubium est qui reo custodiam, quaesitori gratulationem, indici praemium decrerit, quid de tota re et causa iudicarit. At vero C. Caesar intellegit legem Semproniam esse de civibus Romanis constitutam; qui autem rei publicae sit hostis, eum civem esse nullo modo posse; denique ipsum latorem Semproniae legis iniussu populi poenas rei publicae dependisse. Idem ipsum Lentulum, largitorem et prodigum, non putat, cum de pernicie populi Romani, exitio huius urbis tam acerbe, tam crudeliter cogitarit, etiam appellari posse popularem. Itaque homo mitissimus atque lenissimus non dubitat P. Lentulum aeternis tenebris vinculisque mandare et sancit in posterum, ne quis huius supplicio levando se iactare et in pernicie populi Romani posthac popularis esse possit. Adiungit etiam publicationem bonorum, ut omnis animi cruciatus et corporis etiam egestas ac mendicitas consequatur.

Traduzione Italiana

Fra questi, che si dichiarano popolari, io vedo qualcuno non disposto ad applicare subito la condanna capitale a cittadini romani. Eppure, l’altro giorno, questo qualcuno dispose l’incarcerazione di cittadini romani, approvò la preghiera a mio nome e, ieri, premiò i denuncianti con ricchi doni. Già per questo non appare dubbio ad alcuno che chi ha deciso l’incarcerazione dei colpevoli, il ringraziamento all’investigatore, il premio al denunciatore, ha giudicato dell’intera vicenda. Ma, in verità, C. Cesare ha ritenuto che la legge Sempronia sia stata emanata per i cittadini romani; che, però, chi sia nemico della Repubblica, non può in alcun modo essere considerato cittadino; e che, infine, proprio il presentatore della legge Sempronia, pur senza ricorso al popolo, ha subito la pena della Repubblica. Egualmente non ritiene che lo stesso Lentulo, elargitore e prodigo, avendo premeditato così crudelmente la distruzione del popolo romano e di questa città, possa ancora chiamarsi “popolare”. E perciò quell’uomo mitissimo e generoso non esita a cacciare P. Lentulo nelle catene e carceri perpetue e propone che, per l’ avvenire, nessuno osi alleviare le pene irrogategli, e che egli, in alcun modo, possa ancora essere “popolare” a detrimento del popolo romano. Aggiunge anche la confisca dei beni, affinchè, tormentato in tutta l’anima, soffra anche nel corpo la miseria e la mendicità.