Versione di Cicerone

Libro 4, Par. 16

Traduzione della Versione "Libro 4, Par. 16" di Cicerone

Testo Originale Latino

Omnis ingenuorum adest multitudo, etiam tenuissimorum. Quis est enim, cui non haec templa, aspectus urbis, possessio libertatis, lux denique haec ipsa et [hoc] commune patriae solum cum sit carum, tum vero dulce atque iucundum? Operae pretium est, patres conscripti, libertinorum hominum studia cognoscere, qui sua virtute fortunam huius civitatis consecuti vere hanc suam esse patriam iudicant, quam quidam hic nati, et summo nati loco, non patriam suam, sed urbem hostium esse iudicaverunt. Sed quid ego hosce homines ordinesque commemoro, quos privatae fortunae, quos communis res publica, quos denique libertas, ea quae dulcissima est, ad salutem patriae defendendam excitavit? Servus est nemo, qui modo tolerabili condicione sit servitutis, qui non audaciam civium perhorrescat, qui non haec stare cupiat, qui non [tantum], quantum audet et quantum potest, conferat ad communem salutem, voluntatis.

Traduzione Italiana

E’ presente una moltitudine di uomini liberi, anche poverissimi. A chi, infatti, non sono cari e dolci e giocondi questi templi, l’aspetto della città, il godimento della libertà, questo cielo ed il suolo comune della Patria?E’ opportuno, o Padri coscritti, conoscere l’impegno dei liberti che, avendo conseguito, con il loro valore, la fortuna di vivere in questa città, la considerano come loro Patria, mentre altri, nati qui, e nati anche da nobili stirpi, la considerano non come loro Patria, ma come una città nemica. Ma a che prò ricordo questi uomini e questi ordini che le loro private fortune, la comunione della Repubblica, infine quella dolcissima cosa che è la libertà, hanno mobilitato in difesa della Patria? Non c’è schiavo, che goda di una condizione tollerabile della sua schiavitù , il quale non abborra la furia dei cittadini, che non desideri che restino le condizioni attuali, che non impegni quanto osi e possa della sua volontà per la salvezza comune.