Versione di Cicerone

Libro 4, Par. 22

Traduzione della Versione "Libro 4, Par. 22" di Cicerone

Testo Originale Latino

Quamquam est uno loco condicio melior externae victoriae quam domesticae, quod hostes alienigenae aut oppressi serviunt aut recepti [in amicitiam] beneficio se obligatos putant; qui autem ex numero civium dementia aliqua depravati hostes patriae semel esse coeperunt, eos cum a pernicie rei publicae reppuleris, nec vi coercere nec beneficio placare possis. Quare mihi cum perditis civibus aeternum bellum susceptum esse video. Id ego vestro bonorumque omnium auxilio memoriaque tantorum periculorum, quae non modo in hoc populo, qui servatus est, sed in omnium gentium sermonibus ac mentibus semper haerebit, a me atque a meis facile propulsari posse confido. Neque ulla profecto tanta vis reperietur, quae coniunctionem vestram equitumque Romanorum et tantam conspirationem bonorum omnium confringere et labefactare possit.

Traduzione Italiana

Benchè, è certamente migliore la condizione di una vittoria esterna rispetto ad una vittoria interna, poiché i nemici stranieri o subiscono l’oppressione o, trattati con amicizia, si ritengono obbligati per il beneficio; coloro, invece, che fra i cittadini, in preda alla demenza, cominciarono ad essere nemici della Patria, una volta che sia stata allontanata la rovina della Repubblica, non potranno essere placati né con la forza, né con benefici. Perciò io ritengo che mi toccherà affrontare una guerra perpetua con cittadini sciagurati. Io ritengo che, con l’aiuto vostro e di tutti gli uomini dabbene, e con la memoria di così grandi pericoli –che sarà sempre presente non solo fra questo popolo, che è stato salvato, ma anche nei discorsi e nei ricordi di tutte le genti- essa posa facilmente essere allontanata da me e dai miei cari. Né potrà rinvenirsi tanto presto una forza tale che possa contrastare e sconfiggere l’unione vostra con i cavalieri romani e l’impegno unanime di tutte le persone dabbene.