Versione di Cicerone

Libro 4, Par. 8

Traduzione della Versione "Libro 4, Par. 8" di Cicerone

Testo Originale Latino

Ego enim suscipiam et, ut spero, reperiam, qui id, quod salutis omnium causa statueritis, non putent esse suae dignitatis recusare. Adiungit gravem poenam municipiis, si quis eorum vincula ruperit; horribiles cnstodias circumdat et dignas scelere hominum perditorum; sancit, ne quis eorum poenam, quos condemnat, aut per senatum aut per populum levare possit; eripit etiam spem, quae sola homines in miseriis consolari solet. Bona praeterea publicari iubet, vitam solam relinquit nefariis hominibus; quam si eripuisset, multos una dolores animi atque corporis et omnis scelerum poenas ademisset. Itaque ut aliqua in vita formido inprobis esset posita apud inferos eius modi quaedam illi antiqui supplicia impiis constituta esse voluerunt, quod videlicet intellegebant his remotis non esse mortem ipsam pertimescendam.

Traduzione Italiana

Io, infatti, mi attiverò e, come spero, troverò chi non ritenga consono alla propria dignità rifiutare ciò che voi avrete stabilito per la salvezza di tutti. Se qualcuno spezzerà le loro catene, aggiunge una grave sanzione ai municipi; pone intorno guardie tremende, del tutto degne del delitto di questi uomini perduti; stabilisce che nessuno possa alleviare la pena di coloro che condanna, né per senatoconsulto, né per iniziativa popolare; strappa via anche la speranza, unica consolazione degli uomini ridotti allo stremo. Ordina, inoltre, che i loro beni siano confiscati, e lascia solo la vita a questi uomini scellerati; se gliela togliesse, cancellerebbe anche molti dolori dell’anima e del corpo ed ogni pena per il delitto. Ecco perché, affinchè albergasse un certo terrore negli scellerati mentre sono in vita, gli antichi ritennero che, presso gli inferi, fossero destinate agli empii le medesime pene, poiché comprendevano a prima vista che, escludendo quelle, neanche la morte sarebbe apparsa temibile.