Versione di Cicerone

Libro 1, Paragrafo 4

Traduzione della Versione "Libro 1, Paragrafo 4" di Cicerone

Testo Originale Latino

Etenim nobismet ipsis quaerentibus quid sit de divinatione iudicandum quod a Carneade multa acute et copiose contra Stoicos disputata sint verentibusque ne temere vel falsae rei vel non satis cognitae adsentiamur faciendum videtur ut diligenter etiam atque etiam argumenta cum argumentis comparemus ut fecimus in iis tribus libris quos de natura deorum scripsimus. Nam cum omnibus in rebus temeritas in adsentiendo errorque turpis est tum in eo loco maxime in quo iudicandum est quantum auspiciis rebusque divinis religionique tribuamus; est enim periculum ne aut neglectis iis impia fraude aut susceptis anili superstitione obligemur.

Traduzione Italiana

Io stesso mi sono chiesto quale giudizio si debba dare sulla divinazione, poiché Carneade aveva avuto un lungo contrasto con gli Stoici, discutendo con acutezza e facondia, e ho temuto di dare il mio assenso con troppa facilità a una dottrina falsa o non sufficientemente approfondita. Mi sembra dunque che la cosa migliore sia mettere a confronto più e più volte, con attenzione, gli argomenti a favore e quelli contrari, come ho fatto nei tre libri "Sulla natura degli dèi". In effetti, se in ogni questione è disonorevole la precipitosità nell'aderire a una tesi e l'uscire dalla retta via, tanto più lo è dove si tratta di giudicare quanta autorità dobbiamo attribuire agli auspicii, ai riti, alla religione. C'è infatti il pericolo di cadere o in un'empia aberrazione, se trascuriamo queste cose, o in una superstizione da vecchiette, se le accettiamo.