Versione di Cicerone

Libro 1, Paragrafo 42

Traduzione della Versione "Libro 1, Paragrafo 42" di Cicerone

Testo Originale Latino

Iam uero illud stultissimum existimare omnia iusta esse quae sita sint in populorum institutis aut legibus. Etiamne si quae leges sint tyrannorum? Si triginta illi Athenis leges inponere uoluissent et si omnes Athenienses delectarentur tyrannicis legibus num idcirco eae leges iustae haberentur? Nihilo credo magis illa quam interrex noster tulit ut dictator quem uellet ciuium aut indicta causa inpune posset occidere. Est enim unum ius quo deuincta est hominum societas et quod lex constituit una quae lex est recta ratio imperandi atque prohibendi. Quam qui ignorat is est iniustus siue est illa scripta uspiam siue nusquam. Quodsi iustitia est obtemperatio scriptis legibus institutisque populorum et si ut eidem dicunt utilitate omnia metienda sunt negleget leges easque perrumpet si poterit is qui sibi eam rem fructuosam putabit fore. Ita fit ut nulla sit omnino iustitia si neque natura est ea quae propter utilitatem constituitur utilitate lia conuellitur.

Traduzione Italiana

Ed ancora una tra le maggiori sciocchezze è il considerare giusto tutto quanto si ritrova nel costume e nelle leggi dei popoli. Forse vi sarebbe lo stesso atteggiamento anche se alcune leggi fossero quelle dei tiranni? Se quei famosi trenta personaggi avessero voluto imporre ad Atene delle leggi, o se tutti gli Ateniesi fossero stati soddisfatti di leggi tiranniche, forse per questo quelle leggi sarebbero considerate giuste? Non più giuste, credo, di quella che fu presentata da quel nostro interré, in virtù della quale il dittatore potesse impunemente mettere a morte chiunque volesse dei cittadini senza che fosse stato condannato o processato. Unico infatti è il diritto dal quale è unita la società umana, ed unica la legge che lo fonda, legge che corrisponde alla retta norma del comandare e del vietare. Colui che la ignora, è ingiusto, sia essa quella scritta in qualche testo oppure no. Infatti se la giustizia consistesse nell'ottemperanza alle leggi scritte ed ai costumi dei popoli, e se, come dicono sempre quei medesimi dotti citati, tutto dovesse misurarsi in base all'utilità, ignorerà quelle leggi e le infrangerà, se gli sarà possibile, colui il quale giudicherà una tale situazione vantaggiosa per lui. Ne consegue così che non sussiste affatto giustizia, ove essa non sussista per natura; e quella che viene costituita a scopo di utilità, dall'utilità essa viene completamente sradicata.