Versione di Cicerone

Libro 2, Paragrafo 5

Traduzione della Versione "Libro 2, Paragrafo 5" di Cicerone

Testo Originale Latino

Atticus: Equidem me cognosse admodum gaudeo. Sed illud tamen quale est quod paulo ante dixisti hunc locum — id enim ego te accipio dicere Arpinum — germanam patriam esse vestram? Numquid duas habetis patrias an est una illa patria communis? Nisi forte sapienti illi Catoni fuit patria non Roma sed Tusculum. Marcus: Ego mehercule et illi et omnibus municipibus duas esse censeo patrias unam naturae alteram civitatis: ut ille Cato quom esset Tusculi natus in populi Romani civitatem susceptus est ita quom ortu Tusculanus esset civitate Romanus habuit alteram loci patriam alteram iuris; ut vestri Attici priusquam Theseus eos demigrare ex agris et in astu quod appellatur omnis conferre se iussit et sui erant idem et Attici sic nos et eam patriam dicimus ubi nati et illam qua excepti sumus. Sed necesse est caritate eam praestare qua rei publicae nomen universae civitati est pro qua mori et cui nos totos dedere et in qua nostra omnia ponere et quasi consecrare debemus. Dulcis autem non multo secus est ea quae genuit quam illa quae excepit. Itaque ego hanc meam esse patriam prorsus numquam negabo dum illa sit maior haec in ea contineatur. * duas habet civitatis sed unam illas civitatem putat.

Traduzione Italiana

Attico: - Ed io sono molto contento di averne fatta la conoscenza. Ma come sta tuttavia il fatto, cui accennavi poco fa, cioè che questo luogo, Arpino, sarebbe la vostra patria naturale? Forse ne avete due, di patrie o è quella sola la patria comune? A meno che quel saggio Catone non abbia avuto come patria non Roma, ma Tuscolo. Marco: - Per Ercole, io penso che tanto egli come tutti i municipali abbiano due patrie, una quella naturale, l'altra quella giuridica; e come quel famoso Catone, pur essendo nato a Tuscolo, fu accolto nella cittadinanza romana, così, essendo Tuscolano di nascita, e Romano per diritto di cittadinanza, ebbe l'una come patria naturale, l'altra di diritto. E per quanto riguarda i vostri Attici, prima che Teseo li costringesse a trasferirsi dai campi ed a riunirsi tutti in quella che si chiama città, essi erano nello stesso tempo ciascuno cittadino del proprio borgo ed anche Attici, così noi consideriamo patria sia quella in cui siamo nati, sia quella da cui fummo accolti. Ma è necessario dedicare il proprio amore soprattutto a quella, in virtù della quale il nome dello Stato è comune a tutti i cittadini, per la quale dobbiamo morire ed alla quale dedicarci interamente ed in cui riporre tutti i nostri interessi e quasi consacrarveli. Ma quella che ci ha generato è poi cara in misura non molto diversa da quella che ci ha accolto. Perciò io non negherò mai che questa è davvero la mia patria, pur essendo maggiore di essa quell'altra, e questa sia compresa in quell'altra [dalla quale ciascun municipale riceve il diritto] di una seconda cittadinanza e che considera l'unica patria.