Versione di Cicerone

Libro 2, Paragrafo 66

Traduzione della Versione "Libro 2, Paragrafo 66" di Cicerone

Testo Originale Latino

Quocirca Pittacus omnino accedere quemquam vetat in funus aliorum. Sed ait rursus idem Demetrius increbruisse eam funerum sepulcrorumque magnificentiam quae nunc fere Romae est. Quam consuetudinem lege minuit ipse. Fuit enim hic vir ut scitis non solum eruditissimus sed etiam civis in re publica maximus tuendaeque civitatis peritissimus. Is igitur sumptum minuit non solum poena sed etiam tempore: ante lucem enim iussit efferri. Sepulcris autem novis finivit modum; nam super terrae tumulum noluit quid statui nisi columellam tribus cubitis ne altiorem aut mensam aut labellum et huic procurationi certum magistratum praefecerat.

Traduzione Italiana

Per questo motivo Pittaco fa assoluto divieto a chiunque di partecipare ai funerali di estranei. Ma ancora il già citato Demetrio attesta che la magnificenza dei funerali e delle tombe aumentò, quasi come quella che ora si ha in Roma; consuetudine che egli stesso limitò per legge. Egli fu un uomo, come sapete, non soltanto coltissimo, ma anche insigne politico ed espertissimo nel governo dello Stato. Egli dunque limitò le spese non solo fissando un'ammenda, ma anche il tempo; sancì infatti che il trasporto funebre dovesse avvenire prima di giorno. Pose norme restrittive anche per i sepolcri di nuova costruzione: vietò infatti che si collocasse sopra il tumulo di terra nient'altro che una colonnetta non più alta di tre cubiti, o una lapide orizzontale o una piccola conca, ed a tale incarico aveva preposto un apposito magistrato.