Versione di Cicerone

Considerazioni di Cicerone sulla divinizzazione di Romolo

Traduzione della Versione "Considerazioni di Cicerone sulla divinizzazione di Romolo" di Cicerone

Testo Originale Latino

Ac Romulus cum septem et triginta regnavisset annos, et haec egregia duo firmamenta rei publicae peperisset, auspicia et senatum, tantum est consecutus, ut cum subito sole obscurato non conparuisset, deorum in numero conlocatus putaretur; quam opinionem nemo umquam mortalis adsequi potuit sine eximia virtutis gloria. Atque hoc eo magis est in Romulo admirandum, quod ceteri qui dii ex hominibus facti esse dicuntur, minus eruditis hominum saeculis fuerunt, ut fingendi proclivis esset ratio, cum imperiti facile ad credendum inpellerentur, Romuli autem aetatem minus his sescentis annis iam inveteratis litteris atque doctrinis omnique illo antiquo ex inculta hominum vita errore sublato fuisse cernimus. nam si, id quod Graecorum investigatur annalibus, Roma condita est secundo anno olympiadis septumae, in id saeculum Romuli cecidit aetas, cum iam plena Graecia poetarum et musicorum esset, minorque fabulis nisi de veteribus rebus haberetur fides.

Traduzione Italiana

Avendo regnato Romolo per trentasett'anni e avendo posto questi due ottimi fondamenti allo Stato, gli auspicii e il Senato, scomparve durante un'improvvisa eclissi di sole e lo si considerò assurto alla divinità. Nessuno mai dei mortali poté essere onorato da una simile leggenda senza un alto splendore di virtù. Ma quel ch'é più ammirevole in Romolo é che, mentre tutti gli altri che si vollero assurti alla divinità vissero in tempi assai meno colti, quando cioé una simile leggenda trovava nell'ignoranza comune un ben facile fondamento, Romolo, vissuto a seicent'anni appena da noi, si trovò in un'età in cui le lettere e la scienza avevano già un grande sviluppo e s'eran già dileguati da gran tempo dalla vita umana tutti gli antichi pregiudizi. Se si confrontano infatti gli annali dei Greci, si trova che Roma fu fondata nel secondo anno della settima olimpiade e che, all'età di Romolo, la Grecia era già piena di poeti e di musicisti e ben poco disposta a credere a favole se non trattandosi di pie tradizioni antichissime.