Versione di Cicerone

Actio Prima, 5

Traduzione della Versione "Actio Prima, 5" di Cicerone

Testo Originale Latino

Nulla res per triennium nisi ad nutum istius iudicata est: nulla res cuiusquam tam patria atque avita fuit quae non ab eo imperio istius abiudicaretur. Innumerabiles pecuniae ex aratorum bonis novo nefarioque instituto coactae; socii fidelissimi in hostium numero existimati; cives Romani servilem in modum cruciati et necati; homines nocentissimi propter pecunias iudicio liberati; honestissimi atque integerrimi absentes rei facti indicta causa damnati et eiecti; portus munitissimi maximae tutissimaeque urbes piratis praedonibusque patefactae; nautae militesque Siculorum socii nostri atque amici fame necati; classes optimae atque opportunissimae cum magna ignominia populi Romani amissae et perditae. Idem iste praetor monumenta antiquissima partim regum locupletissimorum quae illi ornamento urbibus esse voluerunt partim etiam nostrorum imperatorum quae victores civitatibus Siculis aut dederunt aut reddiderunt spoliavit nudavitque omnia. Neque hoc solum in statuis ornamentisque publicis fecit; sed etiam delubra omnia sanctissimis religionibus consecrata depeculatus est. Deum denique nullum Siculis qui ei paulo magis adfabre atque antiquo artificio factus videretur reliquit. In stupris vero et flagitiis nefarias eius libidines commemorare pudore deterreor; simul illorum calamitatem commemorando augere nolo quibus liberos coniugesque suas integras ab istius petulantia conservare non licitum est.

Traduzione Italiana

Per tre anni nessuna sentenza fu pronunciata, se non per il cenno di costui: nessuna proprietà fu per alcuno tanto sicura per provenienza paterna o tramandata che non gli fosse tolta per ordine di costui. Ingenti somme di denaro furono estorte dai beni dei coltivatori con innovazioni scellerate del sistema fiscale; alleati fedelissimi furono annoverati tra i nemici, cittadini romani furono torturati e uccisi come schiavi; uomini gravemente colpevoli furono esenti da procedimento giudiziario per il loro denaro, uomini molto rispettati ed integerrimi, messi in stato di accusa in loro assenza, furono condannati e cacciati senza un regolare processo; porti ben fortificati, città molto grandi e sicure furono aperti ai pirati ed ai briganti; marinai e soldati siciliani, nostri alleati e amici, furono lasciati morire di fame; flotte ben preparate e molto utili furono perse e distrutte con grande vergogna del popolo romano. Questo stesso governatore spogliò e depredò tutti gli antichissimi monumenti, in parte di ricchi re, che usarono per abbellire le città, in parte di nostri generali, che li donarono o restituirono alle città siciliane. E fece ciò non solo alle statue e agli ornamenti pubblici, ma depredò anche tutti i santuari consacrati da riti molto pii. Dunque non lasciò ai Siciliani nessuna immagine di divinità che gli sembrasse di qualità un po’ superiore e di lavorazione antica. Provo ritegno a menzionare le sue nefande passioni in stupri e infamie; allo stesso tempo non voglio, ricordandole, aumentare la sventura di coloro ai quali non fu possibile conservare integri i loro figli e le loro mogli dal desiderio sfacciato di costui.