Versione di Cicerone

Filippiche IV, 4

Traduzione della Versione "Filippiche IV, 4" di Cicerone

Testo Originale Latino

Atque ut vos una mente unaque voce dubitare vos negatis, sic modo decrevit senatus D.Brutum optime de re publica mereri, cum senatus auctoritatem populique Romani libertatem imperiumque defenderet. A quo defenderet? Nempe ab hoste; quae est enim alia laudanda defensio? Deinceps laudatur provincia Gallia meritoque ornatur verbis amplissimis ab senatu, quod resistat Antonio. Quem si consulem illa provincia putaret neque eum reciperet, magno scelere se adstringeret; omnes enim in consulis iure et imperio debent esse provinciae. Negat hoc D.Brutus imperator, consul designatus, natus rei publicae civis, negat Gallia, negat cuncta Italia, negat senatus, negatis vos. Quis illum igitur consulem nisi latrones putant? Quamquam ne ii quidem ipsi, quod locuntur, id sentiunt nec ab iudicio omnium mortalium, quamvis impii nefariique sint, sicut sunt, dissentire possunt. Sed spes rapiendi atque praedandi obcaecat animos eorum, quos non bonorum donatio, non agrorum adsignatio, non illa infinita hasta satiavit; qui sibi urbem, qui bona et fortunas civium ad praedam proposuerunt; qui, dum hic sit, quod rapiant, quod auferant, nihil sibi defuturum arbitrantur; quibus M.Antonius (o di immortales, avertite et detestamini, quaeso, hoc omen!) urbem se divisurum esse promisit. Ita vero, Quirites, ut precamini, eveniat, atque huius amentiae poena in ipsum familiamque eius recidat! Quod ita futurum esse confido. Iam enim non solum homines, sed etiam deos immortales ad rem publicam conservandam arbitror consensisse. Sive enim prodigiis atque portentis di immortales nobis futura praedicunt, ita sunt aperte pronuntiata, ut et illi poena et nobis libertas adpropinquet, sive tantus consensus omnium sine inpulsu deorum esse non potuit, quid est, quod de voluntate caelestium dubitare possimus?

Traduzione Italiana

E come voi con un solo consenso e una sola voce dite di non dubitare, così ora il senato ha stabilito che Bruto ottimamente ha meritato della repubblica difendendo l'autorità del senato, la libertà e la sovranità del popolo romano. Da chi le difende? Certamente dal nemico: quale altra difesa infatti è da lodarsi? Inoltre è lodata dal senato e a buon diritto è ornata con altissimi elogi la provincia della Gallia perché resiste ad Antonio: se quella provincia lo considerasse console e lo accogliesse incorrerebbe in un grande delitto. Tutte le province infatti devono essere sotto la giurisdizione e il comando del console. Questo nega Bruto, comandante supremo, console designato, cittadino nato per la repubblica: lo nega la Gallia, lo nega tutta l'Italia, lo nega il senato, lo negate voi. Chi dunque lo considera console se non i ladroni? Se non che neppure essi stessi sono convinti di ciò che dicono né possono dissentire dal giudizio di tutti i mortali, pur essendo empi e scellerati come sono: ma la speranza di rapinare e di prendere acceca gli animi di quelli che non saziò l'elargizione dei beni, non l'assegnazione dei campi, non quella infinita asta; (di coloro) che si proposero per bottino la città; (di coloro che si proposero) i beni e le fortune dei cittadini; che finché vi sia da rapire e portare via, non ritengono mancherà nulla a loro di questo; ai quali Marco Antonio, o dei immortali, allontanate e scongiurate di grazia questo augurio! promise avrebbe diviso la città. Invero accada così come voi pregate, o Quiriti, e il fio di questa pazzia ricada su lui stesso e la sua famiglia! Ciò confido che avverrà. Già infatti penso che non solo gli uomini ma anche gli dei immortali siano d'accordo per salvare la repubblica. Infatti se gli dei immortali con prodigi e con portenti ci predicono le cose future, sono state pronunciate così apertamente che a quello si avvicina la pena e a noi la libertà; se un così grande consenso di tutti non poté essere senza spinta degli dei: che c'è che della volontà dei celesti possiamo dubitare?