Versione di Cicerone

Paragrafo 29

Traduzione della Versione "Paragrafo 29" di Cicerone

Testo Originale Latino

Sed tu mihi videbare ex communi infamia iuventutis aliquam invidiam Caelio velle conflare; itaque omne illud silentium quod est orationi tributum tuae fuit ob eam causam quod uno reo proposito de multorum vitiis cogitabamus. Facile est accusare luxuriem. Dies iam me deficiat si quae dici in eam sententiam possunt coner expromere; de corruptelis de adulteriis de protervitate de sumptibus immensa oratio est. Ut tibi reum neminem sed vitia ista proponas res tamen ipsa et copiose et graviter accusari potest. Sed vestrae sapientiae iudices est non abduci ab reo nec quos aculeos habeat severitas gravitasque vestra cum eos accusator erexerit in rem in vitia in mores in tempora emittere in hominem et in reum cum is non suo crimine sed multorum vitio sit in quoddam odium iniustum vocatus.

Traduzione Italiana

Tuttavia tu, o Erennio, mi pare che volessi addensare su Celio l'odiosità del comune discredito di cui godono i giovani. Di qui il religioso silenzio che ha accompagnato la tua orazione, dovuto a ciò, che mentre tu avevi di mira uno solo, noi pensavamo ai vizi di molti. E' facile dare addosso alla dissolutezza. Un giorno intero non basterebbe se io tentassi di tirare fuori tutto ciò che si potrebbe dire su questo tema; il discorso sulla corruzione, sull'adulterio, sulla sregolatezza, sugli sperperi, non avrebbe mai fine. Se tu ti proponessi di attaccare, non una determinata persona, ma il vizio in genere, questo darebbe per se stesso materia ad una abbondante e solenne accusa. Ma è vostro dovere, o giudici, non lasciarvi distogliere dalla persona dell'imputato, e non consentire che gli aculei del vostro austero rigore, che l'accusatore ha drizzato contro il male, i vizi, i costumi, i tempi, si appuntino contro l'uomo, contro l'accusato, quasi che egli sia iniquamente chiamato a rispondere, non del fatto proprio, ma dell'odiosità della colpa di molti.