Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 3

Traduzione della Versione "Paragrafo 3" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Postquam indutiarum praeteriit dies barbarus non dubitans quod ipsius erant plurima domicilia in Caria et ea regio his temporibus multo putabatur locupletissima eo potissimum hostis impetum facturos omnis suas copias eo contraxerat. At Agesilaus in Phrygiam se convertit eamque prius depopulatus est quam Tissaphernes usquam se moveret. Magna praeda militibus locupletatis Ephesum hiematum exercitum reduxit atque ibi officinis armorum institutis magna industria bellum apparavit. Et quo studiosius armarentur insigniusque ornarentur praemia proposuit quibus donarentur quorum egregia in ea re fuisset industria. Fecit idem in exercitationum generibus ut qui ceteris praestitissent eos magnis afficeret muneribus. His igitur rebus effecit ut et ornatissimum et exercitatissimum haberet exercitum. Huic cum tempus esset visum copias extrahere ex hibernaculis vidit si quo esset iter facturus palam pronuntiasset hostis non credituros aliasque regiones praesidiis occupaturos neque dubitaturos aliud eum facturum ac pronuntiasset. Itaque cum ille Sardis iturum se dixisset Tissaphernes eandem Cariam defendendam putavit. In quo cum eum opinio fefellisset victumque se vidisset consilio sero suis praesidio profectus est. Nam cum illo venisset iam Agesilaus multis locis expugnatis magna erat praeda potitus. Laco autem cum videret hostis equitatu superare numquam in campo sui fecit potestatem et iis locis manum conseruit quibus plus pedestres copiae valerent. Pepulit ergo quotienscumque congressus est multo maiores adversariorum copias et sic in Asia versatus est ut omnium opinione victor duceretur.

Traduzione Italiana

Scaduto il termine della tregua, il barbaro non dubitando, dato che egli aveva moltissimi castelli nella Caria e la regione a quel tempo era ritenuta di gran lunga la più ricca, che là soprattutto i nemici avrebbero sferrato l'attacco, aveva radunato là tutte le sue truppe. Agesilao invece marciò alla volta della Frigia e fece in tempo a saccheggiarla prima che Tissaferne Si muovesse affatto. Arricchiti i soldati col molto bottino, riportò l'esercito a svernare ad Efeso ed ivi, organizzate fabbriche di armi, si diede con grande energia a preparare la guerra. E perché si armassero con più zelo e si equipaggiassero con maggior decoro, propose dei premi da elargire a quelli che si fossero dimostrati particolarmente alacri in questa attività. Fece lo stesso nei vari tipi di esercitazioni, sì da premiare con ricchi doni chi si fosse distinto sugli altri. Con questi mezzi poté avere un esercito molto ben equipaggiato ed allenato. E quando gli parve giunto il momento di tirar fuori le truppe dai quartieri di inverno, capì che se avesse indicato apertamente la direzione della sua marcia, i nemici non ci avrebbero creduto ed avrebbero presidiato altre regioni e non avrebbero dubitato che egli avrebbe fatto diversamente da quanto avesse manifestato. E così avendo egli detto che sarebbe andato a Sardi, Tissaferne credette di dover fortificare ancora la Caria. Ma in questa sua previsione si ingannò e quando si vide gabbato dallo stratagemma, parti troppo tardi in soccorso dei suoi. Infatti quando giunse là, Agesilao aveva già conquistate con la forza molte località e si era impadronito di una grande preda. Lo Spartano poi vedendo che i nemici erano più forti nella cavalleria, non accettò mai battaglia campale e venne a combattimento in quei luoghi dove avesse miglior gioco la fanteria. Mise in fuga, ogni volta che si scontrò, le milizie degli avversari di gran lunga superiori e si condusse in Asia in modo da essere considerato, secondo l'opinione generale, il vincitore.