Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 13

Traduzione della Versione "Paragrafo 13" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Neque vero ille vir minus bonus pater familias habitus est quam civis. Nam cum esset pecuniosus nemo illo minus fuit emax minus aedificator. Neque tamen non in primis bene habitavit omnibusque optimis rebus usus est. Nam domum habuit in colle Quirinali Tamphilianam ab avunculo hereditate relictam; cuius amoenitas non aedificio sed silva constabat. Ipsum enim tectum antiquitus constitutum plus salis quam sumptus habebat; in quo nihil commutavit nisi si quid vetustate coactus est. Usus est familia si utilitate iudicandum est optima; si forma vix mediocri. Namque in ea erant pueri litteratissimi anagnostae optimi et plurimi librarii ut ne pedissequus quidem quisquam esset qui non utrumque horum pulchre facere posset pari modo artifices ceteri quos cultus domesticus desiderat apprime boni. Neque tamen horum quemquam nisi domi natum domique factum habuit; quod est signum non solum continentiae sed etiam diligentiae. Nam et non intemperanter concupiscere quod a plurimis videas continentis debet duci et potius diligentia quam pretio parare non mediocris est industriae. Elegans non magnificus; splendidus non sumptuosus: omnisque diligentia munditiam non affluentiam affectabat. Supellex modica non multa ut in neutram partem conspici posset. Nec praeteribo quamquam nonnullis leve visum iri putem: cum in primis lautus esset eques Romanus et non parum liberaliter domum suam omnium ordinum homines invitaret scimus non amplius quam terna milia peraeque in singulos menses ex ephemeride eum expensum sumptui ferre solitum. Atque hoc non auditum sed cognitum praedicamus: saepe enim propter familiaritatem domesticis rebus interfuimus.

Traduzione Italiana

Ed egli non fu ritenuto meno bravo amministratore che cittadino. Infatti, quantunque fosse danaroso, nessuno fu meno avido di comprare di lui, meno smanioso di costruire. Non per questo però non ebbe una abitazione tra le migliori e non godette di tutte le comodità. .Infatti abitò la casa Tanfiliana sul Quirinale, lasciatagli in eredità dallo zio materno, la cui bellezza era costituita non tanto dall'edificio quanto dal bosco. La costruzione di per sé, fatta in tempi antichi, aveva più buon gusto che sfarzo; in essa non apportò alcun cambiamento, eccetto se fu costretto dalla vetusta. . Ebbe una servitù, se si guarda all'utilità, ottima, se all'apparenza, appena mediocre. Ne facevano parte schiavi eruditissimi, lettori ottimi e moltissimi copisti, sì che tra i suoi accompagnatori non c'era nessuno che non sapesse fare bene l'una e l'altra cosa; parimenti quanto mai capaci tutti gli altri artigiani, che richiede il buon funzionamento di una casa. . E nessuno di questi ebbe se non nato ed ammaestrato in casa; il che è segno non solo di parsimonia, ma anche di oculatezza. Infatti e il desiderare con misura quello che è desiderato dai più deve essere ritenuto proprio del parsimonioso ed il procacciarsi le cose piuttosto con la solerzia che con il denaro, è segno di non mediocre operosità. . Elegante, non magnifico; splendido, non sfarzoso; e tutto il suo zelo manifestava finezza, non sfarzo. Modesto l'arredamento e non eccessivo, sì da non dare nell'occhio né in un senso né nel l'altro. . E non passerò sotto silenzio, quantunque ciò possa sembrare ad alcuni di poco interesse, che benché fosse cavaliere romano tra i più ricchi ed invitasse a casa sua con grande liberalità uomini di tutte le classi, egli era solito portare in uscita sul registro dei conti giornalieri non più di tremila assi e in ugual misura per ogni mese. . E questo lo diciamo non per sentito dire, ma per conoscenza diretta; spesso infatti in grazia dell'amicizia siamo stati partecipi dei suoi affari domestici.