Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 3

Traduzione della Versione "Paragrafo 3" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Hic autem sic se gerebat ut communis infimis par principibus videretur. Quo factum est ut huic omnes honores quos possent publice haberent civemque facere studerent; quo beneficio ille uti noluit quod nonnulli ita interpretantur amitti civitatem Romanam alia ascita. Quamdiu adfuit ne qua sibi statua poneretur restitit; absens prohibere non potuit. Itaque aliquot ipsi et Phidiae locis sanctissimis posuerunt: hunc enim in omni procuratione rei publicae actorem auctoremque habebant. Igitur primum illud munus fortunae quod in ea potissimum urbe natus est in qua domicilium orbis terrarum esset imperii ut eandem et patriam haberet et domum; hoc specimen prudentiae quod cum in eam se civitatem contulisset quae antiquitate humanitate doctrinaque praestaret omnes ** unus ei fuerit carissimus.

Traduzione Italiana

Qui si comportava in modo tale, da apparire agli infimi uno di loro, ai maggiorenti un loro pari. Per la qual cosa, avvenne che a lui concedessero tutte le pubbliche onorificenze che potevano e volessero dargli la cittadinanza: ma lui declinò il beneficio perché, secondo l'interpretazione di alcuni, si perde la cittadinanza romana, quando se ne prende un'altra. .Per tutto il tempo che rimase là, si oppose a che gli venissero innalzate statue di sorta; partito, non poté impedirlo. Così collocarono alcuni suoi ritratti nei luoghi più sacri: lo ritenevano ispiratore e protagonista in tutti gli affari dello Stato. .Pertanto questo fu un primo dono della sorte: l'essere nato proprio nella città che era la sede del dominio del mondo, ed avere la stessa per patria e dimora; ma fu un segno della sua saggezza il fatto che recatosi in una città che superava tutte per antichità, civiltà e scienza, seppe da essa farsi amare quanto nessun altro.