Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 5

Traduzione della Versione "Paragrafo 5" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Accidit huic quod ceteris mortalibus ut inconsideratior in secunda quam in adversa esset fortuna. Nam classe Peloponnesiorum devicta cum ultum se iniurias patriae putaret plura concupivit quam efficere potuit. Neque tamen ea non pia et probanda fuerunt quod potius patriae opes augeri quam regis maluit. Nam cum magnam auctoritatem sibi pugna illa navali quam apud Cnidum fecerat constituisset non solum inter barbaros sed etiam omnes Graeciae civitates clam dare operam coepit ut Ioniam et Aeoliam restitueret Atheniensibus. Id cum minus diligenter esset celatum Tiribazus qui Sardibus praeerat Cononem evocavit simulans ad regem eum se mittere velle magna de re. Huius nuntio parens cum venisset in vincla coniectus est; in quibus aliquamdiu fuit. Inde nonnulli eum ad regem abductum ibique [eum] perisse scriptum reliquerunt: contra ea Dinon historicus cui nos plurimum de Persicis rebus credimus effugisse scripsit; illud addubitat utrum Tiribazo sciente an imprudente sit factum.

Traduzione Italiana

Capitò anche a costui, come agli altri mortali: che fu meno prudente nella prospera che nella avversa fortuna. Infatti, sbaragliata la flotta dei Peloponnesiaci, ritenendo di aver vendicato le ingiurie della patria, desiderò più di quanto potesse realizzare. Non si trattava comunque di azioni empie o biasimevoli, perché anzi preferì aumentare la potenza della patria che non quella del re. Infatti, avendo conseguito un grande prestigio personale con quella battaglia navale che aveva combattuto presso Cnido, non solo tra i barbari ma anche presso tutte le città della Grecia, cominciò ad adoperarsi segretamente per recuperare agli Ateniesi la lonia e la Eolia. Poiché il piano non rimase nascosto abbastanza, Tiribazo che era a capo di Sardi., fece venire Conone con la scusa di volerlo mandare dal re per una cosa di grande momento. Egli andò, obbedendo al suo messaggio, ma fu messo in prigione; dove rimase per qualche tempo. Alcuni hanno lasciato scritto che da lì fu condotto dal re e là mori. Lo storico Dinone invece, a cui noi diamo molto credito per quanto riguarda le cose persiane, scrisse che riuscì a fuggire; è incerto, però, se con la complicità di Tiribazo o a sua insaputa.