Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 6

Traduzione della Versione "Paragrafo 6" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Sed haec propter hiemale tempus minus prospere procedebant. Audit Pisidas quasdam copias adversus se parare. Filium eo Arsidaeum cum exercitu mittit: cadit in proelio adulescens. Proficiscitur eo pater non ita cum magna manu celans quantum vulnus accepisset quod prius ad hostem pervenire cupiebat quam de male re gesta fama ad suos perveniret ne cognita filii morte animi debilitarentur militum. Quo contenderat pervenit iisque locis castra ponit ut neque circumiri multitudine adversariorum posset neque impediri quo minus ipse ad dimicandum manum haberet expeditam. Erat cum eo Mithrobarzanes socer eius praefectus equitum. Is desperatis generi rebus ad hostes transfugit. Id Datames ut audivit sensit si in turbam exisset ab homine tam necessario se relictum futurum ut ceteri consilium sequerentur. In vulgus edit: suo iussu Mithrobarzanem profectum pro perfuga quo facilius receptus interficeret hostes. Quare relinqui eum par non esse et omnes confestim sequi. Quod si animo strenuo fecissent futurum ut adversarii non possent resistere cum et intra vallum et foris caederentur. Hac re probata exercitum educit Mithrobarzanem persequitur tantum; qui cum ad hostes pervenerat Datames signa inferri iubet. Pisidae nova re commoti in opinionem adducuntur perfugas mala fide compositoque fecisse ut recepti maiori essent calamitati. Primum eos adoriuntur. Illi cum quid ageretur aut quare fieret ignorarent coacti sunt cum eis pugnare ad quos transierant ab iisque stare quos reliquerant; quibus cum neutri parcerent celeriter sunt concisi. Reliquos Pisidas resistentis Datames invadit; primo impetu pellit fugientis persequitur multos interficit castra hostium capit. Tali consilio uno tempore et proditores perculit et hostis profligavit et quod ad perniciem suam fuerat cogitatum id ad salutem convertit. Quo neque acutius ullius imperatoris cogitatum neque celerius factum usquam legimus.

Traduzione Italiana

Ma queste operazioni non procedevano bene per la stagione invernale. Viene a sapere che i Písidi preparano truppe contro di lui. Manda là suo figlio Arsideo con l'esercito; il giovane cade in combattimento. Parte per quel luogo il padre con una schiera non molto numerosa, nascondendo la grave ferita ricevuta, perché desiderava arrivare dal nemico prima che giungesse ai suoi la fama dell'insuccesso, perché una volta saputa la morte del figlio, non si abbattessero gli animi dei soldati. Arrivò al luogo prefisso e pose l'accampamento in una posizione dove non potesse essere circondato dai nemici che erano in gran numero e non fosse impedito alle sue truppe di avere libertà di manovra per il combattimento. Si trovava con lui Mitrobarzane, suo suocero, che comandava la cavalleria. Questi, disperando della sorte del genero, passò al nemico. Quando Dátame lo venne a sapere, capì che, se fosse trapelato nella truppa che era stato abbandonato da un così stretto parente, gli altri avrebbero seguito quel partito. Fa sapere in giro che per suo ordine Mitrobarzane se ne era andato come disertore, perché, una volta accolto dai nemici, potesse più facilmente ucciderli. Perciò non era giusto che fosse lasciato solo e tutti dovevano subito seguirlo: e se avessero agito con valore, i nemici non avrebbero potuto resistere, venendo uccisi fuori e dentro le loro difese. Approvato il piano, porta l'esercito fuori dell'accampamento, si limita a seguire Mitrobarzane; non appena quello fu arrivato dai nemici, Datáme dette l'ordine di attaccare. I Písidi turbati dalla stranezza della cosa, si convincono che i disertori hanno agito in malafede e con l'intento, una volta accolti, di infliggere maggiori danni. Prima di tutto rivolgono l'assalto contro di loro. Quelli ignorando cosa avvenisse o perché, furono costretti a combattere contro quelli dalla cui parte erano passati e a stare dalla parte di quelli che avevano lasciato: siccome né gli uni né gli altri li risparmiavano, furono ben presto sterminati. Datáme assale gli altri Písidi che oppongono resistenza: li respinge al primo assalto, li insegue nella fuga, molti ne uccide, si impadronisce dell'accampamento nemico. Con tale stratagemma, nello stesso tempo annientò i traditori e sbaragliò i nemici e il piano che era stato escogitato per la sua rovina lo ritorse a sua salvezza. In nessun luogo e di nessun generale abbiamo letto di uno stratagemma escogitato con più astuzia e più rapidamente messo in opera.