Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 13

Traduzione della Versione "Paragrafo 13" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Sic Eumenes annorum V et XL cum ab anno vicesimo uti supra ostendimus VII annos Philippo apparuisset XIII apud Alexandrum eundem locum obtinuisset in his unum equitum alae praefuisset post autem Alexandri Magni mortem imperator exercitus duxisset summosque duces partim reppulisset partim interfecisset captus non Antigoni virtute sed Macedonum periurio talem habuit exitum vitae. In quo quanta omnium fuerit opinio eorum qui post Alexandrum Magnum reges sunt appellati ex hoc facillime potest iudicari quod nemo Eumene vivo rex appellatus est sed praefectus eidem post huius occasum statim regium ornatum nomenque sumpserunt neque quod initio praedicarant se Alexandri liberis regnum servare praestare voluerunt et uno propugnatore sublato quid sentirent aperuerunt. Huius sceleris principes fuerunt Antigonus Ptolemaeus Seleucus Lysimachus Cassandrus. Antigonus autem Eumenem mortuum propinquis eius sepeliundum tradidit. Hi militari honestoque funere comitante toto exercitu humaverunt ossaque eius in Cappadociam ad matrem atque uxorem liberosque eius deportanda curarunt.

Traduzione Italiana

Così a quarantacinque anni terminò in questo modo la sua vita Eumene, dopo che dall'età di venti, come abbiamo detto sopra, per sette anni era stato al servizio di Filippo, per tredici aveva rivestito la stessa funzione sotto Alessandro e durante uno di questi era stato a capo di un'ala della cavalleria e dopo la morte di Alessandro aveva comandato in qualità di generale eserciti, e valentissimi comandanti, parte aveva respinti, parte aveva uccisi; preso non per il valore di Antigono, ma per lo spergiuro dei Macedoni. Di quanta considerazione godesse da parte di tutti coloro che dopo Alessandro Magno furono chiamati re, si può valutare assai facilmente da questo fatto, che nessuno, mentre Eumene era vivo, si fece chiamare re, ma governatore; dopo la sua morte invece, quei medesimi, assunsero subito il nome e gli attributi regali e non vollero mantenere la promessa che avevano sbandierato all'inizio di serbare il regno per i figli di Alessandro e, una volta tolto di mezzo l'unico sostenitore, mostrarono apertamente i propri sentimenti. Responsabili principali di questo delitto furono Antígono, Tolomeo, Selèuco, Lisímaco, Cassandro. Antigono restituì agli intimi il cadavere di Eumene perché lo seppellissero. Questi gli fecero un solenne funerale con gli onori militari e la partecipazione di tutto l'esercito e provvidero che le sue ossa fossero riportate in Cappadocia alla madre, alla moglie ed ai figli.