Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 3

Traduzione della Versione "Paragrafo 3" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Interim conflata sunt illa bella quae ad internecionem post Alexandri mortem gesta sunt omnesque concurrerunt ad Perdiccam opprimendum. Quem etsi infirmum videbat quod unus omnibus resistere cogebatur tamen amicum non deseruit neque salutis quam fidei fuit cupidior. Praefecerat hunc Perdiccas ei parti Asiae quae inter Taurum montem iacet atque Hellespontum et illum unum opposuerat Europaeis adversariis; ipse Aegyptum oppugnatum adversus Ptolemaeum erat profectus. Eumenes cum neque magnas copias neque firmas haberet quod et inexercitatae et non multo ante erant contractae adventare autem dicerentur Hellespontumque transisse Antipater et Crateros magno cum exercitu Macedonum viri cum claritate tum usu belli praestantes - Macedones vero milites ea tum erant fama qua nunc Romani feruntur: etenim semper habiti sunt fortissimi qui summa imperii potirentur -: Eumenes intellegebat si copiae suae cognossent adversus quos ducerentur non modo non ituras sed simul cum nuntio dilapsuras. Itaque hoc ei visum est prudentissimum ut deviis itineribus milites duceret in quibus vera audire non possent et his persuaderet se contra quosdam barbaros proficisci. Itaque tenuit hoc propositum et prius in aciem exercitum eduxit proeliumque commisit quam milites sui scirent cum quibus arma conferrent. Effecit etiam illud locorum praeoccupatione ut equitatu potius dimicaret quo plus valebat quam peditatu quo erat deterior.

Traduzione Italiana

Frattanto scoppiarono quelle ben note guerre che furono combattute fino all'ultimo sangue dopo la morte di Alessandro e tutti si coalizzarono per uccidere Perdicca. Sebbene lo vedesse debole, perché da solo era costretto a far fronte a tutti, tuttavia non abbandonò l'amico, preoccupato più della parola data che della propria salvezza. Perdicca lo aveva messo a capo di quella parte dell'Asia che si trova tra il monte Tauro e l'Ellesponto e lui solo aveva opposto ai nemici europei; egli per conto suo s'era mosso alla volta dell'Egitto per combattere contro Tolomeo. Eumene aveva truppe scarse e non molto valide, perché non allenate ed arruolate di recente, e si diceva che si avvicinavano e avevano già passato l'Ellesponto con un grande esercito di Macèdoni, Antípatro e Crátero, uomini insigni e per gloria e per esperienza militare (i soldati Macedoni avevano allora la fama che hanno adesso i Romani: quelli che conquistano il supremo potere sono sempre stati ritenuti i più forti). Eumene si rendeva conto che se i propri soldati avessero saputo contro chi erano condotti, non solo non non si sarebbero mossi, ma si sarebbero subito sbandati alla prima notizia. Così gli sembrò il partito più saggio di condurre i soldati per vie traverse, in cui non potessero venire a sapere la verità e di far loro credere che erano in marcia contro certi barbari. E mantenne tale proposito e schierò l'esercito in campo e attaccò battaglia prima che i suoi soldati sapessero con chi dovevano scontrarsi. Occupando in anticipo le posizioni, ottenne anche il vantaggio di combattere piuttosto con la cavalleria, in cui era più forte, che con la fanteria, in cui era inferiore.