Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 6

Traduzione della Versione "Paragrafo 6" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Ad hunc Olympias mater quae fuerat Alexandri cum litteras et nuntios misisset in Asiam consultum utrum regnum repetitum in Macedoniam veniret - nam tum in Epiro habitabat - et eas res occuparet huic ille primum suasit ne se moveret et exspectaret quoad Alexandri filius regnum adipisceretur; sin aliqua cupiditate raperetur in Macedoniam oblivisceretur omnium iniuriarum et in neminem acerbiore uteretur imperio. Horum illa nihil fecit. Nam et in Macedoniam profecta est et ibi crudelissime se gessit. Petit autem ab Eumene absente ne pateretur Philippi domus ac familiae inimicissimos stirpem quoque interimere ferretque opem liberis Alexandri. Quam veniam si daret quam primum exercitus a pararet quos sibi subsidio adduceret. Id quo facilius faceret se omnibus praefectis qui in officio manebant misisse litteras ut ei parerent eiusque consiliis uterentur. His rebus Eumenes permotus satius duxit si ita tulisset fortuna perire bene meritis referentem gratiam quam ingratum vivere.

Traduzione Italiana

Olimpia, la madre di Alessandro, gli aveva mandato in Asia lettere e messi per chiedergli consiglio se dovesse andare in Macedonia a riprendere il regno (infatti allora dimorava in Epiro) e ad occupare quei territori. Dapprima lui le consigliò di non muoversi e di aspettare finché il figlio di Alessandro fosse in grado di prendersi il regno; se poi si sentiva trascinare in Macedonia da un qualche forte desiderio, doveva dimenticare tutte le offese e non esercitare contro alcuno un potere troppo duro. Lei non fece nulla di tutto questo; infatti e partì per la Macedonia e là si comportò in modo assai crudele. Chiese poi a Eumene assente di non tollerare che nemici mortali della casa e della famiglia di Filippo ne sopprimessero anche la stirpe e di venire in aiuto dei figli di Alessandro. Se le concedeva questo favore, preparasse quanto prima delle truppe, e le venisse con esse in aiuto. Per facilitargli il compito, aveva mandato delle lettere a tutti i governatori che le rimanevano fedeli, perché obbedissero a lui e seguissero le sue direttive. Eumene vinto da queste preghiere, ritenne miglior partito, se così c avesse voluto la fortuna, di morire mostrando la sua gratitudine per i benefici ricevuti, che vivere da ingrato.