Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 8

Traduzione della Versione "Paragrafo 8" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Hic in Paraetacis cum Antigono conflixit non acie instructa sed in itinere eumque male acceptum in Mediam hiematum coegit redire. Ipse in finitima regione Persidis hiematum copias divisit non ut voluit sed ut militum cogebat voluntas. Namque illa phalanx Alexandri Magni quae Asiam peragrarat deviceratque Persas inveterata cum gloria tum etiam licentia non parere se ducibus sed imperare postulabat ut nunc veterani faciunt nostri. Itaque periculum est ne faciant quod illi fecerunt sua intemperantia nimiaque licentia ut omnia perdant neque minus eos cum quibus steterint quam adversus quos fecerint. Quod si quis illorum veteranorum legat facta paria horum cognoscat neque rem ullam nisi tempus interesse iudicet. Sed ad illos revertar. Hiberna sumpserant non ad usum belli sed ad ipsorum luxuriam longeque inter se discesserant. Hoc Antigonus cum comperisset intellegeretque se parem non esse paratis adversariis statuit aliquid sibi consilii novi esse capiendum. Duae erant viae qua ex Medis ubi ille hiemabat ad adversariorum hibernacula posset perveniri. Quarum brevior per loca deserta quae nemo incolebat propter aquae inopiam ceterum dierum erat fere decem; illa autem qua omnes commeabant altero tanto longiorem habebat anfractum sed erat copiosa omniumque rerum abundans. Hac si proficisceretur intellegebat prius adversarios rescituros de suo adventu quam ipse tertiam partem confecisset itineris; sin per loca sola contenderet sperabat se imprudentem hostem oppressurum. Ad hanc rem conficiendam imperavit quam plurimos utris atque etiam culleos comparari post haec pabulum praeterea cibaria cocta dierum decem ut quam minime fieret ignis in castris. Iter quo habeat omnis celat. Sic paratus qua constituerat proficiscitur.

Traduzione Italiana

Eumene si scontrò con Antígono nel territorio dei Parètaci non in campo aperto, ma durante la marcia e lo costrinse mal ridotto a tornare a svernare in Media. Quanto a lui, per svernare divise le truppe nella regione confinante della Persia, non come avrebbe voluto, ma come imponeva la volontà dei soldati. Infatti la famosa falange di Alessandro Magno, che aveva attraversato l'Asia e aveva sbaragliato i Persiani, abituata alla gloria ma anche alla licenza, pretendeva non di ubbidire ai capi, ma di comandare, come fanno adesso i nostri veterani. Così c'è il pericolo che facciano quello che fecero loro: con la propria indisciplina e sfrenata licenza, di mandare tutto in malora, non meno i propri compagni di ribellione che quelli contro cui sono insorti. Se qualcuno volesse leggere la storia di quei veterani, la troverebbe identica a quella dei nostri e non troverebbe altra differenza che quella del tempo. Ma torniamo a quelli. Si erano collocati nei quartieri invernali non secondo le esigenze della guerra, ma secondo le proprie comodità e si erano disposti lontani gli uni dagli altri. Quando Antigono lo venne a sapere, perché capiva di non poter competere con nemici ben preparati, stabilì che doveva ricorrere a qualche nuovo stratagemma. Erano due le strade, per poter arrivare dalla Media, dove lui svernava, agli accampamenti invernali dei nemici: la più breve era per luoghi deserti, disabitati per la mancanza di acqua, si poteva però percorrere in circa dieci giorni; quella per cui passavano tutti, comportava un giro più lungo del doppio, ma era largamente provvista di tutto. Se passava per questa capiva che i nemici avrebbero saputo del suo arrivo, prima che avesse compiuto un terzo del percorso; se invece prendeva la via del deserto, sperava di poter cogliere il nemico di sorpresa. Per realizzare tale progetto, fece approntare quanti più otri e sacchi di cuoio poté, inoltre foraggio e cibi cotti per dieci giorni, per far fuoco il meno possibile negli accampamenti. Non rivela a nessuno la destinazione della sua marcia. Così provvisto, parte per la via stabilita.