Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 7

Traduzione della Versione "Paragrafo 7" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

[1] Cum in apparando acerrime esset occupatus, Carthaginienses bellum cum Romanis composuerunt. Ille nihilo setius exercitui postea praefuit resque in Africa gessit [itemque Mago frater eius] usque ad P. Sulpicium C. Aurelium consules. [2] His enim magistratibus legati Carthaginienses Romam venerunt, qui senatui populoque Romano gratias agerent, quod cum iis pacem fecissent, ob eamque rem corona aurea eos donarent simulque peterent, ut obsides eorum Fregellis essent captivique redderentur. [3] His ex senatus consulto responsum est: munus eorum gratum acceptumque esse; obsides, quo loco rogarent, futuros; captivos non remissuros, quod Hannibalem, cuius opera susceptum bellum foret, inimicissimum nomini Romano, etiamnum cum imperio apud exercitum haberent itemque fratrem eius Magonem. [4] Hoc responso Carthaginienses cognito Hannibalem domum et Magonem revocarunt. Huc ut rediit, rex factus est, postquam praetor fuerat, anno secundo et vicesimo. Ut enim Romae consules, sic Carthagine quotannis annui bini reges creabantur. [5] In eo magistratu pari diligentia se Hannibal praebuit, ac fuerat in bello. Namque effecit, ex novis vectigalibus non solum ut esset pecunia, quae Romanis ex foedere penderetur, sed etiam superesset, quae in aerario reponeretur. [6] Deinde [anno post praeturam] M. Claudio L. Furio consulibus Roma legati Carthaginem venerunt. Hos Hannibal ratus sui exposcendi gratia missos, priusquam iis senatus daretur, navem ascendit clam atque in Syriam ad Antiochum profugit. [7] Hac re palam facta Poeni naves duas, quae eum comprehenderent, si possent consequi, miserunt, bona eius publicarunt, domum a fundamentis disiecerunt, ipsum exulem iudicarunt.

Traduzione Italiana

[1] Essendo impegnato nel modo più accanito nei preparativi, i Cartaginesi misero fine alla guerra con i romani. Annibale , nondimeno mantenne il comando dell’ esercito e compì imprese militari in Africa fino al consolato di Aurelio e Sulpicio . [2] Durante il loro consolato , vennero a Roma degli ambasciatori Cartaginesi , per ringraziare il senato e il popolo romano , che avevano stipulato la pace con loro , per regalargli una corona d’ oro e per chiedere che i loro ostaggi stessero a Fregelle e che venissero restituiti tutti i prigionieri . [3] Fu risposto a loro , per deliberazione del senato , che il tributo era ben accetto e gradito, che gli ostaggi sarebbero restati in quel luogo, ma che essi non avrebbero rilasciato i prigionieri, dal momento che Annibale, per opera del quale era stata provocata la guerra, massimo nemico del popolo romano, era ancora al comando dell’ esercito e allo stesso modo suo fratello Magone. [4] Conosciuto questo responso, i Cartaginesi richiamarono in patria Annibale e Magone. Quando egli tornò fu fatto re , ventidue anni dopo essere stato pretore . Infatti così come i consoli a Roma , anche a Cartagine , annualmente erano eletti due re. [5] Annibale mostrò durante quella carica, pari diligenza di quanta ne aveva mostrata in guerra: infatti fece in modo che da nuove tasse, non solo ci fosse denaro che si doveva ai Romani in base al trattato, ma anche che ve ne fosse in più, per riporlo nelle casse dell’ erario . [5] Quindi dopo un anno, durante il consolato di marco Claudio e Lucio Furio, vennero da Roma a Cartagine, degli ambasciatori. Annibale , ritenendo che fossero venuti per reclamarlo, prima che fosse data loro udienza in senato, si imbarcò di nascosto su una nave e fuggì presso Antioco, in Siria. [7] Conosciuta questa cosa, i Cartaginesi mandarono a due navi, perché lo fermassero, se fossero riuscite a raggiungerlo, confiscarono i suoi beni, distrussero dalle fondamenta la sua casa , lo dichiararono esule.