Versione di Cornelio Nepote

Paragrafo 8

Traduzione della Versione "Paragrafo 8" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

[1] At Hannibal anno tertio, postquam domo profugerat, L. Cornelio Q. Minucio consulibus, cum V navibus Africam accessit in finibus Cyrenaeorum si forte Carthaginienses ad bellum Antiochi spe fiduciaque inducere posset, cui iam persuaserat, ut eum exercitibus in Italiam proficisceretur. Huc Magonem fratrem excivit. [2] Id ubi Poeni resciverunt, Magonem eadem, qua fratrem, absentem affecerunt poena. Illi desperatis rebus cum solvissent naves ac vela ventis dedissent, Hannibal ad Antiochum pervenit. De Magonis interitu duplex memoria prodita est. Namque alii naufragio, alii a servolis ipsius interfectum eum scriptum reliquerunt. [3] Antiochus autem, si tam in agendo bello consiliis eius parere voluisset, quam in suscipiendo instituerat, propius Tiberi quam Thermopylis de summa imperii dimicasset. Quem etsi multa stulte conari videbat, tamen nulla deseruit in re. [4] Praefuit paucis navibus, quas ex Syria iussus erat in Asiam ducere, hisque adversus Rhodiorum classem in Pamphylio mari conflixit. Quo cum multitudine adversariorum sui superarentur, ipse, quo cornu rem gessit, fuit superior.

Traduzione Italiana

[1] Ma Annibale tre anni dopo che era fuggito dalla patria, sotto il consolato (lett. con i consoli) di L. Cornelio e Q. Minucio, con cinque navi si avvicinò all’Africa nel territorio dei Cirenei, se per caso riusciva a persuadere i Cartaginesi alla guerra con la speranza e la fiducia di Antioco, che aveva già persuaso a partire verso l’Italia con gli eserciti. Qui fece venire il fratello Magone. [2] Quando i Cartaginesi vennero a sapere questa cosa colpirono Magone lontano con la stessa pena del fratello [lett. con il quale (avevano colpito) il fratello]. Essendo la situazione senza speranza, dopo che essi furono partiti ed ebbero dato le vele ai venti, Annibale si recò da Antioco. Sulla fine di Magone è stata trasmessa una duplice versione. Infatti alcuni lasciarono scritto che egli morì in un naufragio, altri che fu ucciso dai suoi stessi schiavi. [3] Antioco, invece se nel portare avanti la guerra avesse voluto assecondare i suoi piani, così come aveva deciso nell’intraprenderla, avrebbe combattuto per l’ egemonia, più vicino al Tevere che alle Termopili. Eppure, per quanto vedesse che egli intraprendeva in modo stupido molte azioni, tuttavia non lo abbandonò in nessuna circostanza. [4] Fu al comando con poche navi che gli era stato comandato di condurre dalla Siria in Asia e con quelle combatté nel mare di Panfilia contro la flotta dei Rodiesi. Benché in esso i suoi fossero superati dal numero degli avversari, egli, nell’ala in cui condusse l’azione, riuscì vincitore.