Versione di Cornelio Nepote

Pausania, 4

Traduzione della Versione "Pausania, 4" di Cornelio Nepote

Testo Originale Latino

Interim Argilius quidam adulescentulus, quem puerum Pausanias amore venerio dilexerat, cum epistulam ab eo ad Artabazum accepisset, eique in suspicionem venisset aliquid in ea de se esse scriptum, quod nemo eorum redisset, qui super tali causa eodem missi erant, vincla epistulae laxavit signoque detracto cognovit, si pertulisset, sibi esse pereundum. 2 Erant in eadem epistula, quae ad ea pertinebant, quae inter regem Pausaniamque convenerant. Has ille litteras ephoris tradidit. 3 Non est praetereunda gravitas Lacedaemoniorum hoc loco. Nam ne huius quidem indicio impulsi sunt, ut Pausaniam comprehenderent, neque prius vim adhibendam putaverunt, quam se ipse indicasset. 4 Itaque huic indici, quid fieri vellent, praeceperunt. Fanum Neptuni est Taenari, quod violari nefas putant Graeci. Eo ille [index] confugit in araque consedit. Hanc iuxta locum fecerunt sub terra, ex quo posset audiri, si quis quid loqueretur cum Argilio. Huc ex ephoris quidam descenderunt. 5 Pausanias ut audivit Argilium confugisse in aram, perturbatus venit eo. Quem cum supplicem dei videret in ara sedentem, quaerit, causae quid sit tam repentini consilii. 6 Huc ille, quid ex litteris comperisset, aperit. Modo magis Pausanias perturbatus orare coepit, ne enuntiaret nec se meritum de illo optime proderet: quod si eam veniam sibi dedisset tantisque implicatum rebus sublevasset, magno ei praemio futurum.

Traduzione Italiana

Frattanto un giovane di Argilo, che Pausania aveva amato di un amore sensuale fin da fanciullo, avendo avuto da lui una lettera per Artabazo, ed avendo sospettato che in essa fosse stato scritto qualcosa su di lui, poichè nessuno di quelli che in precedenza erano stati inviati per tale motivo nello stesso luogo era tornato, sciolse i lacci della lettera e, tolto il sigillo, venne a sapere che lui sarebbe dovuto morire se l'avesse portata a destinazione. 2. Nella medesima lettera c'erano cose che si riferivano a ciò che si era pattuito tra il re e Pausania. Il giovane consegnò questa lettera agli efori. 3. Non bisogna passare sotto silenzio la prudenza degli Spartani in tale occasione. Infatti, nemmeno dalla denuncia di questo giovane furono spinti ad accusare Pausania e non ritennero di dover usare la forza prima che egli stesso si fosse scoperto. 4. Pertanto ordinarono a questa spia che cosa volevano che si facesse. A Tenaro si trova un tempio di Nettuno che i Greci ritengono sacrilegio violare. Quella spia si rifugiò là e sedette sull'altare. Vicino all'altare costruirono sotto terra una cavità da cui si poteva sentire se qualcuno diceva qualcosa all'Argilese. Qui scesero alcuni degli efori. 5. Pausania, quando seppe che l'Arigilese si era rifugiato sull'altare, tutto turbato si recò là. Vedendolo seduto supplice sull'altare del dio, chiede qual è il motivo di una decisione così repentina. 6. Quello gli svela quanto aveva saputo dalla lettera. Allora Pausania, ancora piu' turbato, cominciò a pregarlo che non denunciasse nè tradisse lui che tanto generosamente lo aveva beneficiato: se gli avesse concesso tale favore e avesse aiutato lui, implicato in questioni tanto gravi, l'avrebbe largamente ricompensato.