Versione di Livio

Paura a Cartagine

Traduzione della Versione "Paura a Cartagine" di Livio

Testo Originale Latino

Carthagini erat quidem ingens terror, et circuinferentem arma Scipionem omnibus finitimis raptim perdomitis ipsam Carthaginem repente adgressurum credebant. Itaque et muri reficiebantur propugnaculisque armabantur, et pro se quisque quae diutinae obsidionis tolerandae sunt ex agris convehebat. Rara mentio est pacis, frequentior legatorum ad Hannibalem arcessendum mittendorum; pars maxima classem, quae ad commeatus excipiendos parata erat, mittere iubent ad opprimendam stationem navium ad Uticam incaute agentem; forsitan etiam navalia castra relicta cum levi praesidio oppressuros. In hoc consilinni maxime inclinant; legatos tamen ad Hannibalem mittendos censent: quippe classi ut felicissime geratur res, parte aliqua levari Uticae obsidionem: Carthaginem ipsam. qui tueatur neque imperatorem alium quam Hannibalem neque exercitum alium quam Hannibalis superesse. Deductae ergo postero die naves, simul et legati in Italiam profecti; raptimque omnia stimulante fortuna agebantur, et in quo quisque cessasset prodi ab se salutem omnium rebatur.

Traduzione Italiana

E certo il panico si era diffuso a Cartagine, dove gli abitanti erano convinti che Scipione, impegnato in continue incursioni col suo esercito, una volte sottomesse - e non ci sarebbe voluto molto - tutte le città confinanti, si sarebbe subito portato all'attacco di Cartagine stessa. Per questo motivo riparavano le mura e le rinforzavano con bastioni; ognuno, per la sua parte, faceva affluire dalle campagne tutto ciò che serviva ad affrontare un lungo assedio. Ormai non si parlava quasi più di pace, ed era più frequente l'atteggiamento di chi voleva mandare ambasciatori per richiamare Annibale; i più esortavano a mandare la flotta che era stata allestita per intercettare i rifornimenti, a distruggere la squadra navale alla fonda presso Utica senza protezione; e forse sarebbe stato possibile sorprendere anche gli accampamenti navali, lasciati senza grandi difese. La propensione generale è per questa linea di condotta e tuttavia viene deciso di Inandare anche legati ad Annibale: per quanto, infatti, le cose si fossero messe al meglio, si sarebbe ottenuto di alleggerire in qualche misura l'assedio ad Utica, ma non rimanevano né un altro comandante in grado di difendere Cartagine se non Annibale, ne un altro esercito se non quello di Annibale. Dunque il giorno successivo furono messe in mare le navi e contemporaneamente partirono dei legati per l'Italia: ogni cosa veniva eseguita in fretta e in furia sotto l'incalzare del destino e ognuno era convinto che in qualsiasi cosa si fosse tirato indietro, avrebbe certamente tradito la comune salvezza.