Versione di Ovidio

Amores, 1, 89-134

Traduzione della Versione "Amores, 1, 89-134" di Ovidio

Testo Originale Latino

Sed tu praecipue curvis venare theatris: Haec loca sunt voto fertiliora tuo. Illic invenies quod ames, quod ludere possis, Quodque semel tangas, quodque tenere velis. Ut redit itque frequens longum formica per agmen, Granifero solitum cum vehit ore cibum, Aut ut apes saltusque suos et olentia nactae Pascua per flores et thyma summa volant, Sic ruit ad celebres cultissima femina ludos: Copia iudicium saepe morata meum est. Spectatum veniunt, veniunt spectentur ut ipsae: Ille locus casti damna pudoris habet. Primus sollicitos fecisti, Romule, ludos, Cum iuvit viduos rapta Sabina viros. Tunc neque marmoreo pendebant vela theatro, Nec fuerant liquido pulpita rubra croco; Illic quas tulerant nemorosa Palatia, frondes Simpliciter positae, scena sine arte fuit; In gradibus sedit populus de caespite factis, Qualibet hirsutas fronde tegente comas. Respiciunt, oculisque notant sibi quisque puellam Quam velit, et tacito pectore multa movent. Dumque, rudem praebente modum tibicine Tusco, Ludius aequatam ter pede pulsat humum, In medio plausu (plausus tunc arte carebant) Rex populo praedae signa petita dedit. Protinus exiliunt, animum clamore fatentes, Virginibus cupidas iniciuntque manus. Ut fugiunt aquilas, timidissima turba, columbae, Ut fugit invisos agna novella lupos: Sic illae timuere viros sine more ruentes; Constitit in nulla qui fuit ante color. Nam timor unus erat, facies non una timoris: Pars laniat crines, pars sine mente sedet; Altera maesta silet, frustra vocat altera matrem: Haec queritur, stupet haec; haec manet, illa fugit; Ducuntur raptae, genialis praeda, puellae, Et potuit multas ipse decere timor. Siqua repugnarat nimium comitemque negabat, Sublatam cupido vir tulit ipse sinu, Atque ita 'quid teneros lacrimis corrumpis ocellos? Quod matri pater est, hoc tibi' dixit 'ero.' Romule, militibus scisti dare commoda solus: Haec mihi si dederis commoda, miles ero. Scilicet ex illo sollemnia more theatra Nunc quoque formosis insidiosa manent.

Traduzione Italiana

Ma tu andrai a caccia soprattutto a teatro, sulle ricurve gradinate: il raccolto, in quei luoghi superiore a ogni speranza. Potrai trovare amori ed avventure, conquiste passeggere o più durevoli legami. Come le formiche vanno avanti e indietro gremite in lunga fila, quando col grano in bocca portano il loro cibo, o come le api, sparse sui declivi e sui campi profumati, volano di fiore in fiore e sopra il timo, così tutte eleganti corrono le donne in frotta agli spettacoli affollati: e l'abbondanza ha imbarazzato spesso la mia scelta. Vanno a teatro, certo, ma anche per essere guardate: è un luogo, quello, pieno di rischi per il pudore e per la castitàTu, Romolo, per primo rendesti gli spettacoli insicuri quando le Sabine rapite rallegrarono gli uomini privi di compagne. Il teatro a quei tempi non aveva marmi nè tende per il sole e il palcoscenico non era profumato di rosso zafferano; c'erano solo frasche, fornite dal boscoso Palatino e disposte sena cura, a fare da scenario. La gente sedeva sui gradini fatti di zolle erbose, riparando alla meglio, con le foglie, le chiome irsute. Si volgono a guardare, scegliendo ciascuno con gli occhi la ragazza che vuole, e molti pensieri agitano muti nel cuore. Mentre al rozzo ritmo del flautista etrusco tre volte il ballerino batteva col piede il terreno spianato, proprio al momento degli applausi (non erano, allora, a comando) il re diede al suo popolo l'agognato segnale della preda. Balzano all'istante (le grida dicono chiaramente le intenzioni) e le mani bramose afferrano le vergini. Sembrano colombe spaurite che fuggono di fronte all'aquila, sembrano agnelli che fuggono alla vista del lupo, le fanciulle prese dal terrore di quella sfrenata orda. Nessuna conservò il suo colorito: era in tutte un'uguale paura, ma non era uguale l'aspetto: una si strappa i capelli, un'altra è immobile e smarrita; questa è abbattuta e senza voce, quella invoca inutilmente la madre; una si lamenta, l'altra è attonita; c'è chi resta e chi fugge. Sono portate via, le ragazze rapite, come preda nuziale, e proprio la paura rendeva molte di loro più attrenti. Se una faceva troppa resistenza e rifiutava il suo compagno, l'uomo la portava via stringendola al petto bramoso e le diceva:Perchè sciupi col pianto i tuoi bei occhi? Sarà per te ciò che tuo padre è per tua madre". Tu solo, Romolo, sapesti dare dei vantaggi ai soldati: se mi darai vantaggi di questo tipo, sarà soldato anch'io. Proprio da allora, per antica usanza i teatri resatano anche oggi pieni d'insidie per belle donne.