Versione di Seneca

De tranquillitate animi, II, 6-7

Versione Tradotta del De tranquillitate animi, II, 6-7: testo a fronte in lingua latina seguito dallo svolgimento completo del passo in italiano.

Testo Originale Latino

De Tranquillitate Animi, II, 6-7: versione tradotta

Omnes in eadem causa sunt, et hi qui levitate vexantur ac taedio adsiduaque mutatione propositi, quibus semper magis placet quod reliquerunt, et illi, qui marcent et oscitantur. Adice eos, qui non aliter quam quibus difficilis somnus est versant se et hoc atque illo modo componunt, donec quietem lassitudine inveniant. Statum vitae suae reformando subinde in eo novissime manent, in quo illos non mutandi odium sed senectus ad novandum pigra deprendit. Adice et illos, qui non constantiae vitio parum leves sunt sed inertiae, et vivunt non quomodo volunt, sed quomodo coeperunt. Innumerabiles deinceps proprietates sunt sed unus effectus vitii, sibi displicere. Hoc oritur ab intemperie animi et cupiditatibus timidis aut parum prosperis, ubi aut non audent quantum concupiscunt, aut non consequuntur et in spem toti prominent; semper instabiles mobilesque sunt, quod necesse est accidere pendentibus. Ad vota sua omni via tendunt et in honesta se ac difficilia docent coguntque, et ubi sine praemio labor est, torquet illos irritum dedecus, nec dolent prava se sed frustra voluisse.

Traduzione Italiana

Tutti si trovano nella stessa condizione, coloro che sono tormentati dall'instabilità, dalla noia e dal frequente cambiamento di proposito, ai quali piace sempre di più ciò che hanno lasciato, e quelli che marciscono e sbadigliano. Aggiungi coloro che, non diversamente rispetto a coloro i quali il sonno viene difficile, si agitano e si mettono in questo o in quell'altro modo, finchè non trovano pace per la stanchezza: cambiando ripetutamente la condizione della loro vita, alla fine rimangono in quello in cui li ha sorpresi non l'odio del cambiamento, ma la vecchiaia, restia al rinnovamento. Aggiungi anche coloro che sono scontenti non per il vizio della costanza, ma per inerzia, e vivono non come vogliono, ma come hanno iniziato. Innumerevoli sono poi le proprietà del vizio, ma uno solo l'effetto, l'essere scontenti di sè. Ciò nasce da uno squilibrio dell'animo, da desideri soffocati o non realizzati, quando o non osano quanto desiderano, o non lo raggiungono, e vivono tutti aggrappati alla speranza. Sono sempre instabili e oscillanti, cosa che accade necessariamente a coloro che sono insicuri. All'oggetto dei loro desideri essi tendono per ogni via e si addestrano e si costringono a cose disoneste e difficili.

SENECA: VITA, VERSIONI TRADOTTE E OPERE

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