Versione di Svetonio

Paragrafi da 46 a 50

Traduzione della Versione "Paragrafi da 46 a 50" di Svetonio

Testo Originale Latino

Paragrafo 46 Ad hunc modum urbe urbanisque rebus administratis Italiam duodetriginta coloniarum numero deductarum a se frequentavit operibusque ac vectigalibus publicis plurifariam instruxit etiam iure ac dignatione urbi quodam modo pro parte aliqua adaequavit excogitato genere suffragiorum quae de magistratibus urbicis decuriones colonici in sua quisque colonia terrent et sub die comitiorum obsignata Romam mitterent. Ac necubi aut honestorum de ficeret copia aut multitudinis suboles equestrem militiam petentis etiam ex commendatione publica cuiusque oppidi ordinabat at iis qui e plebe regiones sibi revisenti filios filiasve approbarent singula nummorum milia pro singulis dividebat. Paragrafo 47 Provincias validiores et quas annuis magistratuum imperiis regi nec facile nec tutum erat ipse suscepit ceteras proconsulibus sortito permisit; et tamen nonnullas commutavit interdum atque ex utroque genere plerasque saepius adiit. Urbium quasdam foederatas sed ad exitium licentia praecipites libertate privavit alias aut aere alieno laborantis levavit aut terrae motu subversas denuo condidit aut merita erga populum R. adlegantes Latinitate vel civitate donavit. Nec est ut opinor provincia excepta dum taxat Africa et Sardinia quam non adierit. In has fugato Sex. Pompeio traicere ex Sicilia apparantem continuae et immodicae tempestates inhibuerunt nec mox occasio aut causa traiciendi fuit. Paragrafo 48 Regnorum quibus belli iure potitus est praeter pauca aut iisdem quibus ademerat reddidit aut alienigenis contribuit. Reges socios etiam inter semet ipsos necessitudinibus mutuis iunxit promptissimus affinitatis cuiusque atque amicitiae conciliator et fautor; nec aliter universos quam membra partisque imperii curae habuit rectorem quoque solitus apponere aetate parvis aut mente lapsis donec adolescerent aut resipiscerent; ac plurimorum liberos et educavit simul cum suis et instituit. Paragrafo 49 Ex militaribus copiis legiones et auxilia provinciatim distribuit classem Miseni et alteram Ravennae ad tutelam Superi et Inferi maris conlocavit ceterum numerum partim in urbis partim in sui custodiam adlegit dimissa Calagurritanorum manu quam usque ad devictum Antonium item Germanorum quam usque ad cladem Varianam inter armigeros circa se habuerat. Neque tamen umquam plures quam tres cohortes in urbe esse passus est easque sine castris reliquas in hiberna et aestiva circa finitima oppida dimittere assuerat. Quidquid autem ubique militum esset ad certam stipendiorum praemiorumque formulam adstrinxit definitis pro gradu cuiusque et temporibus militiae et commodis missionum ne aut aetate aut inopia post missionem sollicitari ad res novas possent. Utque perpetuo ac sine difficultate sumptus ad tuendos eos prosequendosque suppeteret aerarium militare cum vectigalibus novis constituit. Et quo celerius ac sub manum adnuntiari cognoscique posset quid in provincia quaque gereretur iuvenes primo modicis intervallis per militaris vias dehinc vehicula disposuit. Commodius id visum est ut qui a loco idem perferunt litteras interrogari guoque si quid res exigant possint. Paragrafo 50 In diplomatibus libellisque et epistulis signandis initio sphinge usus est mox imagine Magni Alexandri novissime sua Dioscuridis manu scalpta qua signare insecuti quoque principes perseverarunt. Ad epistulas omnis horarum quoque momenta nec diei modo sed et noctis quibus datae significarentur addebat.

Traduzione Italiana

Paragrafo 46 Occupatosi in questo modo di Roma e degli affari che le riguardavano, Augusto popolò l'Italia di 28 colonie, da lui stesso fondate, e in molti luoghi fece costruire monumenti pubblici e organizzare uffici tributari; concesse loro anche pari diritti e pari considerazione, in una certa maniera e in certa misura, avendo ideato un genere di votazioni in base alle quali i decurioni delle colonie potevano votare, ciascuno nella propria città, per l'elezione dei magistrati di Roma, e inviare i loro voti, sotto sigillo, a Roma, il giorno delle elezioni. Affinché in nessun luogo mancasse un gran numero di persone degne di stima e di famiglie numerose, concedeva il grado equestre a chiunque lo chiedesse, anche con semplice raccomandazione pubblica della città di ciascuno; d’altronde, quando tornava a far visita alle regioni d'Italia, distribuiva mille sesterzi a testa a tutti quelli che, essendo di condizione plebea, gli dimostravano di avere figli maschi o femmine. Paragrafo 47 Augusto in persona assunse il governo delle province più potenti, che non era né facile né sicuro far governare da magistrati annuali, e affidò le altre a proconsoli estratti a sorte. Tuttavia, talora ne modificò alcune, e visitò piuttosto spesso la maggior parte sia di entrambe. Privò della libertà certe città, confederate, ma destinate rapidamente alla rovina a causa dell'anarchia, mentre aiutò altre che erano soffocate dai debiti, o rifondò altre ancora, distrutte dal terremoto, o concesse il diritto di cittadinanza o quello dei Latini a quelle che facevano valere meriti nei confronti del popolo romano. E, come penso, non vi è una sola provincia che egli non abbia visitato, tranne soltanto l'Africa e la Sardegna. Mentre si apprestava a recarvisi, una volta messo in fuga S. Pompeo, partendo dalla Sicilia, continue tempeste eccezionali glielo impedirono, e più tardi non ebbe più né occasione né motivo di fare la traversata. Paragrafo 48 Dei regni dei quali si impadronì per diritto di guerra, tranne pochi, o li restituì agli stessi cui li aveva sottratti o li assegnò a principi stranieri. Unì fra loro stessi, attraverso reciproci legami di parentela, persino i re alleati di Roma, mostrandosi sempre pronto favoreggiatore e promotore di ciascun vincolo e di ciascuna amicizia; di tutti quanti si preoccupò proprio come se fossero membra diverse dell'Impero, abituato ad assegnare perfino un consigliere reggente ai principi troppo giovani o fuori di senno, finché crescessero o maturassero; inoltre allevò e fece educare i figli di molti re, insieme con i propri figli. Paragrafo 49 Tra le forze armate, distribuì di provincia in provincia le legioni e le truppe ausiliarie, colocò una flotta a Miseno e un'altra a Ravenna per la difesa sia del Mare Adriatico, sia del mar Tirreno; pose il resto del reparto a guardia in parte della città, in parte della sua persona, dopo che ebbe congedato l’esercito dei Calagurritani, che fino alla disfatta di Antonio, come pure quella dei Germani, aveva avuto al suo fianco tra i suoi armigeri fino al disastro di Varo. Tuttavia non permise mai che a Roma vi fossero più di tre coorti e per di più senza accampamento, mentre si era abituato a mandare tutte le altre forze a prendere quartiere, d'inverno e d'estate, nei dintorni delle città vicine. Poi sottopose tutti quanti i soldati, in qualunque luogo fossero, ad un dato regolamento di retribuzioni e premi, avendo determinato secondo i gradi, il tempo da passare sotto le armi e i vantaggi del congedo, in modo che i soldati, dopo il servizio, non potessero più essere istigati, o per l'età o per la miseria, a ribellarsi. Inoltre, per trovare sempre e senza difficoltà il denaro necessario per mantenere e per congedare i soldati, creò una cassa militare con nuove imposte. E affinché con più rapidità e più agevolmente si potesse riferire e fargli conoscere cosa succedeva in ogni provincia, collocò, lungo le strade militari, prima giovani staffette a brevi intervalli, poi veicoli. Ciò gli parve più pratico, in modo che, se la situazione lo richiedeva, si potevano interrogare di persona coloro che avevano portato il messaggio dal luogo iniziale. Paragrafo 50 Per sigillare i brevetti, i documenti ufficiali e le lettere, inizialmente si servì dell'immagine della sfinge, in seguito l'effigie di Alessandro Magno, infine la sua, realizzata da Dioscuride, che anche gli imperatori successivi continuarono a utilizzare come sigillo. In tutte le sue lettere aggiungeva anche l'indicazione dell'ora, non solo del giorno, ma anche della notte, in cui intendeva consegnarle.