Versione di Svetonio

Paragrafi da 61 a 65

Traduzione della Versione "Paragrafi da 61 a 65" di Svetonio

Testo Originale Latino

Paragrafo 61 Utebatur autem equo insigni pedibus prope humanis et in modum digitorum ungulis fissis quem natum apud se cum haruspices imperium orbis terrae significare domino pronuntiassent magna cura aluit nec patientem sessoris alterius primus ascendit; cuius etiam instar pro aede Veneris Genetricis postea dedicauit. Paragrafo 62 Inclinatam aciem solus saepe restituit obsistens fugientibus retinensque singulos et contortis faucibus conuertens in hostem et quidem adeo plerumque trepidos ut aquilifer[o] moranti se cuspide sit comminatus alius in manu detinentis reliquerit signum. Paragrafo 63 Non minor illa constantia eius maiora etiam indicia fuerint. post aciem Pharsalicam cum praemissis in Asiam copiis per angustias Hellesponti uectoria nauicula traiceret L. Cassium partis aduersae cum decem rostratis nauibus obuium sibi neque refugit et comminus tendens ultro ad deditionem hortatus supplicem ad se recepit. Paragrafo 64 Alexandriae circa oppugnationem pontis eruptione hostium subita conpulsus in scapham pluribus eodem praecipitantibus cum desilisset in mare nando per ducentos passus euasit ad proximam nauem elata laeua ne libelli quos tenebat madefierent paludamentum mordicus trahens ne spolio poteretur hostis. Paragrafo 65 Militem neque a moribus neque a fortuna probabat sed tantum a uiribus tractabatque pari seueritate atque indulgentia. non enim ubique ac semper sed cum hostis in proximo esset coercebat: tum maxime exactor grauissimus disciplinae ut neque itineris neque proelii tempus denuntiaret sed paratum et intentum momentis omnibus quo uellet subito educeret. quod etiam sine causa plerumque faciebat praecipue pluuiis et festis diebus. ac subinde obseruandum se admonens repente interdiu uel nocte subtrahebat augebatque iter ut serius subsequentis defetigaret.

Traduzione Italiana

Paragrafo 61 Disponeva invero di un cavallo straordinario, dai piedi simili a quelli umani e con le unghie tagliate a forma di dita, che, nato nella sua casa, dopo che gli aruspici ebbero dichiarato che presagiva al suo padrone il dominio del mondo intero, egli allevò con grande cura e fu il primo a montare, dato che esso non sopportava nessun altro cavaliere; in seguito gli fece realizzare perfino una statua davanti al tempio di Venere Genitrice. Paragrafo 62 Spesso da solo riordinò la schiera sbandata, opponendosi a quelli che fuggivano, sia trattenendoli uno per uno sia volgendoli verso il nemico, dopo averli afferrati per la gola: per lo più si trattava certamente di uomini così agitati che un portatore di insegna (l’Aquila) lo minacciò con la punta, mentre tentava di fermarlo, mentre un altro lasciò l'insegna tra le sue mani mentre lo tratteneva. Paragrafo 63 Non certo inferiore fu la sua famosa temerarietà e ve ne sarebbero anche numerose prove. Dopo la battaglia di Farsalo, dopo aver mandato avanti verso l'Asia le truppe, mentre attraversava lo stretto dell'Ellesponto su una piccola nave da trasporto, non evitò L. Cassio, appartenente al partito avversario, che gli fece incontro con dieci navi rostrate, ma, avvicinandosi, dopo averlo esortato ad arrendersi spontaneamente, lo accolse a bordo come supplice. Paragrafo 64 Ad Alessandria, durante l'attacco ad un ponte, a causa di una improvvisa sortita del nemico, fu costretto a saltare su una barca, ma, poiché un gran numero di soldati ci si buttavano contro, dopo essersi tuffato in mare, nuotando per duecento passi, si rifugiò presso la nave più vicina, con la mano sinistra sollevata affinché non si bagnassero i libri di memorie che portava con sé e stringendo fra i denti il suo mantello di generale affinché il nemico non si impossessasse di tale bottino. Paragrafo 65 Non giudicava mai il soldato né dalla sua moralità, né dalla sua fortuna, ma soltanto dal suo valore militare, e lo trattava allo stesso modo sia con severità, sia con indulgenza. Infatti non li richiamava all’ordine sempre e dappertutto, ma solo quando il nemico era nelle vicinanze: allora soprattutto esigeva la massima disciplina al punto che non comunicava né l'ora della marcia, né quella del combattimento, ma conduceva l'esercito immediatamente dove voleva, tenendolo pronto e all'erta in ogni momento. Anzi, il più delle volte lo faceva senza motivo, specialmente nei giorni di pioggia o di festa. E pur rammentando spesso ai suoi che doveva essere sorvegliato, improvvisamente spariva, di giorno o di notte, e forzava la marcia per spossare coloro che lo seguivano da vicino troppo lentamente.