Versione di Svetonio

Paragrafo 2

Traduzione della Versione "Paragrafo 2" di Svetonio

Testo Originale Latino

Vespasianus natus est in Sabinis ultra Reate vico modico cui nomen est Phalacrinae XV. kal. Dec. vesperi Q. Sulpicio Camerino C. Poppaeo Sabino cons. quinquennio ante quam Augustus excederet; educatus sub paterna avia Tertulla in praediis Cosanis. Quare princeps quoque et locum incunabulorum assidue frequentavit manente villa qualis fuerat olim ne quid scilicet oculorum consuetudini deperiret; et aviae memoriam tanto opere dilexit ut sollemnibus ac festis diebus pocillo quoque eius argenteo potare perseveraverit. Sumpta virili toga latum clavum quamquam fratre adepto diu aversatus est nec ut tandem appeteret compelli nisi a matre potuit. Ea demum extudit magis convicio quam precibus vel auctoritate dum eum identidem per contumeliam anteambulonem fratris appellat. Tribunatum in Thracia meruit; quaestor Cretam et Cyrenas provinciam sorte cepit; aedilitatis ac mox praeturae candidatus illam non sine repulsa sectoque vix adeptus est loco hanc prima statim petitione et in primis; praetor infensum senatui Gaium ne quo non genere demeretur ludos extraordinarios pro victoria eius Germanica depoposcit poenaeque coniuratorum addendum censuit ut insepulti proicerentur. Egit et gratias ei apud amplissimum ordinem quod se honore cenae dignatus esset.

Traduzione Italiana

Vespasiano nacque nel paese dei Sabini, oltre Rieti in un piccolo villaggio chiamato Falacrina, la sera del quindicesimo giorno prima delle calende di dicembre, sotto il consolato di Q. Sulpicio Camerino e di C. Poppeo Sabino, cinque anni prima che Augusto morisse; fu allevato sotto la direzione della nonna paterna Tertulla, nella sua proprietà di Cosa. Per questo, anche da imperatore, frequentò spesso il luogo della sua infanzia, essendo stata lasciata la casa come una volta, affinché ai suoi occhi non andasse perduto nulla della familiarità; inoltre amò tanto il ricordo della nonna, che nelle solennità pubbliche e private continuava a bere nella sua piccola coppa d'argento. Indossata la toga virile, disdegnò a lungo il laticlavio, benché suo fratello lo avesse già ottenuto e da nessuno poté essere spinto a farne richiesta se non dalla madre. E lo ottenne più con il sarcasmo che con le preghiere e l'autorità, perché lo chiamava ripetutamente, in modo umiliante, il battistrada del fratello. Ottenne il tribunato in Tracia; da questore, sorteggiò la provincia di Creta e di Cirene; candidato all'edilità e poi alla pretura, ottenne la prima non senza un insuccesso, classificandosi a malapena al sesto posto, mentre conseguì l'altra immediatamente e tra i primi. Da pretore, per non trascurare alcun mezzo per farsi ben volere da Gaio, in odio al Senato, fece richiesta di giochi straordinari in occasione della sua vittoria in Germania e stabilì, per aggravare la punizione dei congiurati, che i loro cadaveri fossero lasciati insepolti. Gli rese anche grazie, davanti al Senato, per avergli fatto l'onore di invitarlo a cena.