Versione di Svetonio

Paragrafo 6

Traduzione della Versione "Paragrafo 6" di Svetonio

Testo Originale Latino

Nec tamen quicquam ante temptavit promptissimis atque etiam instantibus suis quam sollicitatus quorundam et ignotorum et absentium fortuito favore. Moesiaci exercitus bina e tribus legionibus milia missa auxilio Othoni postquam ingressis iter nuntiatum est victum eum ac vim vitae suae attulisse nihilo setius Aquileiam usque perseveraverunt quasi rumori minus crederent. Ibi per occasionem ac licentiam omni rapinarum genere grassati cum timerent ne sibi reversis reddenda ratio ac subeunda poena esset consilium inierunt eligendi creandique imperatoris; neque enim deteriores esse aut Hispaniensi exercitu qui Galbam aut praetoriano qui Othonem aut Germaniciano qui Vitellium fecissent. Propositis itaque nominibus legatorum consularium quot ubique tunc erant cum ceteros alium alia de causa improbarent et quidam e legione tertia quae sub exitu Neronis translata ex Syria in Moesiam fuerat Vespasianum laudibus ferrent assensere cuncti nomenque eius vexillis omnibus sine mora inscripserunt. Et tunc quidem compressa res est revocatis ad officium numeris parumper. Ceterum divulgato facto Tiberius Alexander praefectus Aegypti primus in verba Vespasiani legiones adegit Kal. Iul. qui principatus dies in posterum observatus est. Iudaicus deinde exercitus V. Idus Iul. apud ipsum iuravit. Plurimum coeptis contulerunt iactatum exemplar epistulae verae sive falsae defuncti Othonis ad Vespasianum extrema obtestatione ultionem mandatus et ut rei p. subveniret optantis; simul rumor dissipatus destinasse victorem Vitellium permutate hiberna legionum et Germanicas transferre in Orientem ad securiorem mollioremque militiam praeterea ex praesidibus provinciarum Licinius Mucianus et e regibus Vologaesus Parthus; ille deposita simultate quam in id tempus ex aemulatione non obscure gerebat Syriacum promisit exercitum hic quadraginta milia sagittariorum.

Traduzione Italiana

Tuttavia, pur essendo i suoi amici pronti e anche insistenti, non tentò nulla prima di essere sollecitato da una fortuita testimonianza di simpatia da parte di alcuni, a lui sconosciuti e lontani. Dopo che ai duemila soldati dell’esercito della Mesia, che erano in marcia inviati da tre legioni in aiuto di Otone, fu annunciato che quello era stato vinto ed aveva atentato con violenza alla sua vita, quelli tuttavia proseguirono fino ad Aquileia, come se non credessero alla diceria. E lì, spinti, per l'occasione e la libertà, ad ogni genere di rapine, temendo che ritornando avrebbero dovuto render conto e subire castighi, decisero di scegliere e di nominare un imperatore; e infatti non erano inferiori all'armata di Spagna che aveva eletto Galba, né a quello pretoriano che aveva eletto Otone, né a quello germanico che aveva eletto Vitellio. Proposti dunque i nomi dei legati consolari, quanti ce n’erano in ogni luogo, mentre li disapprovavano tutti per un motivo o per un altro, alcuni della terza legione che, sul finire del principato di Nerone, erano stati trasferiti dalla Siria in Mesia, riferirono di Vespasiano con lodi, tutti acconsentirono e senza indugio iscrissero il suo nome sui loro stendardi. Sul momento la cosa rimase circoscritta, ricondotte, per qualche tempo, le truppe all'obbedienza. Ma divulgata la voce, Tiberio Alessandro, prefetto d'Egitto, per primo fece prestare alle sue legioni giuramento di fedeltà a Vespasiano nelle calende di luglio, che in seguito furono celebrate come giorno del principato. Quindi, il quinto giorno prima delle idi di luglio, gli prestò giuramento l'armata di Giudea. Moltissimo giovò ai progetti la copia di una lettera, vera o falsa, del defunto Otone a Vespasiano, incaricato, in un’ estrema supplica, della vendetta e di andare in soccorso dello stato; contemporaneamente gli giovò la voce propagata che il vincitore Vitellio aveva optato per il cambiamento dei quartieri invernali delle legioni e di trasportare quelle della Germania in Oriente, ad un servizio più sicuro e molle; inoltre gli fu utile il contributo di Licinio Muciano, tra i governatori delle province, e del Parto Vologeso, tra i re; il primo, deposta l’inimicizia che fino a quel momento aveva apertamente mostrato nei suoi confronti, gli promise l'esercito di Siria, e il secondo quarantamila arcieri.