Versione del libro Maiorum Lingua C

Parole di conforto a Cicerone per la morte della figlia

Versione 304 pagina 266 dal libro Maiorum Lingua C

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Testo Originale Latino

Posteaquam mihi renuntiatum est de obitu Tulliae filiae tuae graviter molesteque tuli communemque eam calamitatem existimavi; qui si istic adfuissem…

Traduzione Italiana

Dopo che mi fu riferito della morte di Tullia, tua figlia, ho sopportato con difficoltà e fastidio e ho ritenuto tale disgrazia comune a tutti; se io fossi stato qui, non ti sarei mancato e ti avrei esternato il mio dolore. Pensa come finora la sorte si è comportata con noi: ci è stato strappato ciò che agli uomini non deve essere meno prezioso a liberi: patria, onore, contegno, tutti i privilegi. Con l’aggiunta di solo questa disgrazia, che cosa si potrebbe aggiungere al dolore? Ricorda anche tu ciò che è degno del tuo carattere: lei è vissuta quanto a lungo ne ha avuto bisogno; ha visto te, suo padre, pretore, console e augure; fu data in sposa a giovani di prim’ordine; al tramonto dello stato, se ne è andata dalla vita. Non dimenticare infine che tu sei Cicerone e sei quello che è abituato a dare consigli agli altri, e non imitare i falsi medici, i quali dichiarano che l’arte medica consiste nelle malattie altrui, ma non sanno curare se stessi. Non c’è nessun dolore che la lontananza nel tempo diminuisca. Abbiamo visto talvolta che tu sopporti bene la buona sorte; facci capire in futuro che puoi tollerare anche la cattiva sorte, per non sembrare che ti manchi questa sola tra le tue capacità.