Versione di Virgilio

Libro 10, vv. 146-214

Traduzione della Versione "Libro 10, vv. 146-214" di Virgilio

Testo Originale Latino

Illi inter sese duri certamina belli contulerant: media Aeneas freta nocte secabat. namque ut ab Evandro castris ingressus Etruscis regem adit et regi memorat nomenque genusque quidve petat quidve ipse ferat, Mezentius arma 150 quae sibi conciliet, violentaque pectora Turni edocet, humanis quae sit fiducia rebus admonet immiscetque preces, haud fit mora, Tarchon iungit opes foedusque ferit; tum libera fati classem conscendit iussis gens Lydia divum 155 externo commissa duci. Aeneia puppis prima tenet rostro Phrygios subiuncta leones, imminet Ida super, profugis gratissima Teucris. hic magnus sedet Aeneas secumque volutat eventus belli varios, Pallasque sinistro 10.160 adfixus lateri iam quaerit sidera, opacae noctis iter, iam quae passus terraque marique. Pandite nunc Helicona, deae, cantusque movete, quae manus interea Tuscis comitetur ab oris Aenean armetque rates pelagoque vehatur. 165 Massicus aerata princeps secat aequora Tigri, sub quo mille manus iuvenum, qui moenia Clusi quique urbem liquere Cosas, quis tela sagittae gorytique leves umeris et letifer arcus. una torvus Abas: huic totum insignibus armis 170 agmen et aurato fulgebat Apolline puppis. sescentos illi dederat Populonia mater expertos belli iuvenes, ast Ilva trecentos insula inexhaustis Chalybum generosa metallis. tertius ille hominum divumque interpres Asilas, 175 cui pecudum fibrae, caeli cui sidera parent et linguae volucrum et praesagi fulminis ignes, mille rapit densos acie atque horrentibus hastis. hos parere iubent Alpheae ab origine Pisae, urbs Etrusca solo. sequitur pulcherrimus Astyr, 10.180 Astyr equo fidens et versicoloribus armis. ter centum adiciunt ( mens omnibus una sequendi ) qui Caerete domo, qui sunt Minionis in arvis, et Pyrgi veteres intempestaeque Graviscae. Non ego te, Ligurum ductor fortissime bello, 185 transierim, Cynira, et paucis comitate Cupavo, cuius olorinae surgunt de vertice pennae, crimen, Amor, vestrum formaeque insigne paternae. namque ferunt luctu Cycnum Phaethontis amati, populeas inter frondes umbramque sororum 190 dum canit et maestum Musa solatur amorem, canentem molli pluma duxisse senectam linquentem terras et sidera voce sequentem. filius aequalis comitatus classe catervas ingentem remis Centaurum promovet: ille 195 instat aquae saxumque undis immane minatur arduus, et longa sulcat maria alta carina. Ille etiam patriis agmen ciet Ocnus ab oris, fatidicae Mantus et Tusci filius amnis, qui muros matrisque dedit tibi, Mantua, nomen, 10.200 Mantua dives avis, sed non genus omnibus unum: gens illi triplex, populi sub gente quaterni, ipsa caput populis, Tusco de sanguine vires. hinc quoque quingentos in se Mezentius armat, quos patre Benaco velatus harundine glauca 205 Mincius infesta ducebat in aequora pinu. it gravis Aulestes centenaque arbore fluctum verberat adsurgens, spumant vada marmore verso. hunc vehit immanis Triton et caerula concha exterrens freta, cui laterum tenus hispida nanti 210 frons hominem praefert, in pristim desinit alvus, spumea semifero sub pectore murmurat unda. Tot lecti proceres ter denis navibus ibant subsidio Troiae et campos salis aere secabant.

Traduzione Italiana

Essi avevan intrecciato tra loro gli scontri della dura guerra: Enea nel mezzo della notte tagliava le onde. Infatti come da Evandro entrato nei campi etruschi incontra il re ed al re ricorda nome e stirpe o cosa chieda o cosa lui stesso porti, quali armi Mezenzio 150 si procuri, e spiega i violenti propositi di Turno, rammenta quale sia la fiducia sulle cose umane ed unisce preghiere, non c'è indugio, Tarconte unisce le forze e stringe il patto; la gente lidia libera dal fato fa salpare la flotta per i comandi degli dei 155 affidatasi al capo straniero. La poppa di Enea sta per prima, posti sotto il rostro leoni frigi, sopra incombe l'Ida, graditissima ai profughi Teucri. Qui siede il grande Enea e tra sé ripensa i vari eventi di guerra, e Pallante attaccato al fianco 160 sinistro ora fa domande sulle stelle, sentiero della opaca notte, cosa sofferse per mare e per terra. Aprite l'Elicona adesso, dee, muovete i canti, quale schiera intanto accompagni Enea dalle terre etrusche ed armi le navi e si rechi per il mare. 165 Massico per primo con la bronzea Tigri solca le acque, sotto di lui mille schiere di giovani, che lasciarono le mura di Chiusi e la cità di Cosa, essi (hanno) come armi le frecce, leggere faretre sulle spalle e l'arco letale. Insieme il torvo Abante: per lui tutta l'armata brillava 170 di splendide armi e la poppa di un Apollo dorato. La madre Populonia gli aveva dato seicento giovani esperti di guerra, ma l'Elba trecento, isola generosa di inesauste miniere dei Calibi. Terzo quell'Asila interprete degli uomini e degli dei, 175 a cui obbediscono le viscere delle bestie, le stelle del cielo, le lingue degli uccelli ed i fuochi premonitori del fulmine, (ne) reca mille, serrati in battaglia e dalle aste appuntite. ordina che gli obbediscano Pisa, città alfea per origine, etrusca per posizione. Segue il bellissimo Asture, 180 Asture che si fida del cavallo e dalle armi variopinte. Trecento ne aggiungono ( in tutti un unico cuore di seguirlo) quelli che sono di casa a Cere, quelli nei campi del Mignone, l'antica Pirgo e la malsana Gravisca. Non tralascierò te, fortissimoa guida dei Liguri in guerra, 185 Cupavone, da Cinira, accompagnato da pochi, dal cui capi s'alzano penne di cigno, vostra colpa, Amore, ed insegna dell'aspetto paterno. Raccontano che Cicno per il lutto dell'amato Fetonte, mentre cantava tra le fronde di pioppo e l'ombra 190 delle sorelle e con la Musa consola il mesto amore, assunse una vecchiezza biancheggiante di morbida pima lasciando le terre e seguendo con la voce le stelle. Il figlio seguendo le truppe coetanee con la flotta spinge avanti coi remi la gigantesca Centauro: quello 195 sta sull'acqua ed alto minaccia con un gran sasso le onde, e con la lunga carena solca i mari profondi. Anche lui, Ocno, chiama una truppa dalle patrie terre, figlio della fatidica Manto e del fiume Tosco, che diede a te, Mntova, le mura ed il nome della madre, 200 Mantova ricca di avi, ma non per tutti un'unica stirpe: lei ( ha ) un triplice gente, quattro popoli per gente, lei stessa capitele per i popoli, le forze da sangue tirreno. Di qui pure Mezenzio ne arma cinquecento contro di sé, che il Mincio velato di canna verdazzurra guidava 205 su pino nemico, dal padre Benaco verso il mare. Auleste avanza solenne e con certo remi batte il flutto alzandosi, el rotte spumeggiano sul mare solcato. Lo trasporta un immane Tritone terrorizzando con la conchiglia le acque azzurre, l'ispida prua offre a lui 210 che nuota, fino ai fianchi figura umana, la pancia finisce in balena, spumosa sotto il petto mezzo bestiale mormora l'onda. Tanti capi scelti avanzavano su tre volte dieci navi in aiuto a Troia e col bronzo tagliavano le pianure del mare.