Versione di Virgilio

Libro 10, vv. 215-259

Traduzione della Versione "Libro 10, vv. 215-259" di Virgilio

Testo Originale Latino

Iamque dies caelo concesserat almaque curru 10.215 noctivago Phoebe medium pulsabat Olympum: Aeneas ( neque enim membris dat cura quietem ) ipse sedens clavumque regit velisque ministrat. atque illi medio in spatio chorus, ecce, suarum occurrit comitum: nymphae, quas alma Cybebe 10.220 numen habere maris nymphasque e navibus esse iusserat, innabant pariter fluctusque secabant, quot prius aeratae steterant ad litora prorae. agnoscunt longe regem lustrantque choreis; quarum quae fandi doctissima Cymodocea 225 pone sequens dextra puppim tenet ipsaque dorso eminet ac laeva tacitis subremigat undis. tum sic ignarum adloquitur: 'vigilasne, deum gens, Aenea? vigila et velis immitte rudentis. nos sumus, Idaeae sacro de vertice pinus, 230 nunc pelagi nymphae, classis tua. perfidus ut nos praecipitis ferro Rutulus flammaque premebat, rupimus invitae tua vincula teque per aequor quaerimus. hanc genetrix faciem miserata refecit et dedit esse deas aevumque agitare sub undis. 235 at puer Ascanius muro fossisque tenetur tela inter media atque horrentis Marte Latinos. iam loca iussa tenent forti permixtus Etrusco Arcas eques; medias illis opponere turmas, ne castris iungant, certa est sententia Turno. 10.240 surge age et Aurora socios veniente vocari primus in arma iube, et clipeum cape quem dedit ipse invictum ignipotens atque oras ambiit auro. crastina lux, mea si non inrita dicta putaris, ingentis Rutulae spectabit caedis acervos.' 245 dixerat et dextra discedens impulit altam haud ignara modi puppim: fugit illa per undas ocior et iaculo et ventos aequante sagitta. inde aliae celerant cursus. stupet inscius ipse Tros Anchisiades, animos tamen omine tollit. 250 tum breviter supera aspectans convexa precatur: 'alma parens Idaea deum, cui Dindyma cordi turrigeraeque urbes biiugique ad frena leones, tu mihi nunc pugnae princeps, tu rite propinques augurium Phrygibusque adsis pede, diva, secundo.' 255 tantum effatus, et interea revoluta ruebat matura iam luce dies noctemque fugarat; principio sociis edicit signa sequantur atque animos aptent armis pugnaeque parent se.

Traduzione Italiana

Omai il giorno era uscito dal cielo e la divina Febe 215 sul carro vagante di notte batteva nel mezzo dellOlimpo: Enea ( la preoccupazione non dà riposso alle membra) lui stesso sedendo regge il timone e con le vele guida. Ed in mezzo al corso, ecco, gli corre incontro il coro delle sue compagne: le ninfe, che la divina Cibele aveva ordinato 220 avessero la divinità e da navi fossero ninfe, nuotavano insieme e solcavano i flutti, quante prima erano state prore dorate sui lidi. Riconoscon da lontano il re e l'onorano con danze; Cimodocea quella tra loro più dotata a parlare 225 seguendolo da dietro con la destra tiene la poppa e lei emerge col dorso e con la sinistra rema sotto le tacite onde. Così si rivolge all'ignaro: " Vegli forse, stirpe di dei, Enea? Veglia ed allenta le funi alle vele. Siamo noi, i pini dell'Ida dalla sacra cima, ora ninfe del mare, tua flotta. Come il perfido Rutulo ci incalzava alla rovina con ferro e fiamma, a malincuore rompemmo le tue catene e cerchiamo te per il mare. Compassionevole la madre ci rifece questo aspetto e diede di essere dee e passare la vita sotto le onde. 235 Ma il ragazzo Ascanio è tenuto da muro e fossati in mezzo alle frecce ed i Latini spaventosi per Marte. Ormai la cavalleria Arcade unita al forte Etrusco occupano i luoghi assegnati; opporre loro schiere in mezzo, che non s'uniscano al campo, è il sicuro progetto di Turno. 240 Orsù alzati e per primo ordina al venir dell'Aurora che si chiamino i compagni alle armi e prendi lo scudo invincibile che offrì il potente col fuoco e ne circondò d'oro gli orli. La luce di domani, se non crederai vane le mie parole, vedrà giganteschi cumuli di strage rutula." 245 Aveva detto e partendo con la destra spinse l'alta poppa, non ignara del modo: ella fugge tra le onde più veloce e d'un dardo e d'una freccia che pareggia i venti. Le altre dopo affrettan la corsa. Lo stesso Troiano Anchisiade ignaro stupisce, tuttavia con l'augurio alza i cuori. 250 Poi brevemente guardando alle profondità superiori prega: "Divina Idea madre degli dei, sui (stanno) a cuore Dindimo, le città turrite ed i leoni appaiati alle briglie, tu ora per me guida della battaglia, tu affretta bene l'augurio ed assisti i Frigi, divina, con piede propizio." 255 Soltanto si esprese, ed intanto il giorno ritornato irrompeva già con luce piena ed aveva allontanato la notte; ordina anzitutto ai compagni che seguano i segnali adeguino gli animi alle armi e si preparino allo scontro.