Versione di Virgilio

Libro 10, vv. 510-605

Traduzione della Versione "Libro 10, vv. 510-605" di Virgilio

Testo Originale Latino

Nec iam fama mali tanti, sed certior auctor 10.510 advolat Aeneae tenui discrimine leti esse suos, tempus versis succurrere Teucris. proxima quaeque metit gladio latumque per agmen ardens limitem agit ferro, te, Turne, superbum caede nova quaerens. Pallas, Evander, in ipsis 515 omnia sunt oculis, mensae quas advena primas tunc adiit, dextraeque datae. Sulmone creatos quattuor hic iuvenes, totidem quos educat Ufens, viventis rapit, inferias quos immolet umbris captivoque rogi perfundat sanguine flammas. 10.520 inde Mago procul infensam contenderat hastam: ille astu subit, at tremibunda supervolat hasta, et genua amplectens effatur talia supplex: 'per patrios manis et spes surgentis Iuli te precor, hanc animam serves gnatoque patrique. 525. est domus alta, iacent penitus defossa talenta caelati argenti, sunt auri pondera facti infectique mihi. non hic victoria Teucrum vertitur aut anima una dabit discrimina tanta.' dixerat. Aeneas contra cui talia reddit: 530 'argenti atque auri memoras quae multa talenta gnatis parce tuis. belli commercia Turnus sustulit ista prior iam tum Pallante perempto. hoc patris Anchisae manes, hoc sentit Iulus.' sic fatus galeam laeva tenet atque reflexa 535 cervice orantis capulo tenus applicat ensem. nec procul Haemonides, Phoebi Triviaeque sacerdos, infula cui sacra redimibat tempora vitta, totus conlucens veste atque insignibus albis. quem congressus agit campo, lapsumque superstans 540 immolat ingentique umbra tegit, arma Serestus lecta refert umeris tibi, rex Gradive, tropaeum. Instaurant acies Volcani stirpe creatus Caeculus et veniens Marsorum montibus Umbro. Dardanides contra furit: Anxuris ense sinistram 545 et totum clipei ferro deiecerat orbem; dixerat ille aliquid magnum vimque adfore verbo crediderat, caeloque animum fortasse ferebat canitiemque sibi et longos promiserat annos; Tarquitus exsultans contra fulgentibus armis, 550 silvicolae Fauno Dryope quem nympha crearat, obvius ardenti sese obtulit. ille reducta loricam clipeique ingens onus impedit hasta, tum caput orantis nequiquam et multa parantis dicere deturbat terrae, truncumque tepentem 555 provolvens super haec inimico pectore fatur: 'istic nunc, metuende, iace. non te optima mater condet humi patrioque onerabit membra sepulcro: alitibus linquere feris, aut gurgite mersum unda feret piscesque impasti vulnera lambent.' 10.560 protinus Antaeum et Lucam, prima agmina Turni, persequitur, fortemque Numam fulvumque Camertem, magnanimo Volcente satum, ditissimus agri qui fuit Ausonidum et tacitis regnavit Amyclis. Aegaeon qualis, centum cui bracchia dicunt 565 centenasque manus, quinquaginta oribus ignem pectoribusque arsisse, Iovis cum fulmina contra tot paribus streperet clipeis, tot stringeret ensis: sic toto Aeneas desaevit in aequore victor ut semel intepuit mucro. quin ecce Niphaei 570 quadriiugis in equos adversaque pectora tendit. atque illi longe gradientem et dira frementem ut videre, metu versi retroque ruentes effunduntque ducem rapiuntque ad litora currus. Interea biiugis infert se Lucagus albis 575 in medios fraterque Liger; sed frater habenis flectit equos, strictum rotat acer Lucagus ensem. haud tulit Aeneas tanto fervore furentis; inruit adversaque ingens apparuit hasta. cui Liger: 10.580 'non Diomedis equos nec currum cernis Achillis aut Phrygiae campos: nunc belli finis et aevi his dabitur terris.' vesano talia late dicta volant Ligeri. sed non et Troius heros dicta parat contra, iaculum nam torquet in hostis. 585 Lucagus ut pronus pendens in verbera telo admonuit biiugos, proiecto dum pede laevo aptat se pugnae, subit oras hasta per imas fulgentis clipei, tum laevum perforat inguen; excussus curru moribundus volvitur arvis. 590 quem pius Aeneas dictis adfatur amaris: 'Lucage, nulla tuos currus fuga segnis equorum prodidit aut vanae vertere ex hostibus umbrae: ipse rotis saliens iuga deseris.' haec ita fatus arripuit biiugos; frater tendebat inertis 595 infelix palmas curru delapsus eodem: 'per te, per qui te talem genuere parentes, vir Troiane, sine hanc animam et miserere precantis.' pluribus oranti Aeneas: 'haud talia dudum dicta dabas. morere et fratrem ne desere frater.' 10.600 tum latebras animae pectus mucrone recludit. talia per campos edebat funera ductor Dardanius torrentis aquae vel turbinis atri chiasmo more furens. tandem erumpunt et castra relinquunt Ascanius puer et nequiquam obsessa iuventus. 605

Traduzione Italiana

Né ormai la fama di così grave male, ma un troppo sicuro 510 testimone vola da Enea che i suoi sono in estremo rischio di morte, che è tempo di soccorrere i Teucri sbaragliati. Miete ogni cosa vicina con la spada e tra la schiera fa una larga strada col ferro, cercando, ardente, per la recente strage te, Turno, superbo. Pallante, Evandro, tutto è negli occhi 515 stessi, le mense, che da forestiero allora per prime avvicinò, le destrescambiate. Qui quattro giovani nati da Sulmone, altrettanti che l'Ufente nutre, li afferra viventi, da immolare come offerte alle ombre e cospargere di sangue prigioniero le fiamme del rogo. 520 Poida lontano aveva lanciato a Mago l'asta nemica: egli con astuzia s'abbassa, ma tremebonda l'asta vola sopra, e piegando le ginocchia suppliceprega così: "Per gli dei paterni ele speranze diIulo che cresce, ti prego, salvaquesta vita peril figlio ed il padre. 525 la casa è grande, son nascosti bene telenti sepolti di argento cesellato, ho quantità d'oro lavorato e non lavorato. La vittoria dei Teucri non si tratat qui oppure una sola vita non darà così tante differenze." Aveva detto. Ma Enea così gli risponde: 530 " I molti talenti d'oro e d'argento che ricordi, risparmiali per i tuoi figli. Questi commerci di guerra Turno perprimo li ha tolti gia allora, ucciso Pallante. Questo gli dei del padre Anchise, questo pensa Iulo." Così parlando con la sinistra tiene l'elmo e rovesciato il collo del supplice, affonda la spada fino all'elsa. 535 Non lontano, Emonide, sacerdote di Febo e di Trivia, e l'infula gli cingeva le tempie con sacra benda, brillando tutto con la veste ele bianche insegne. Scontratosi lo coglie sulcampo, e stando sopra al caduto 540 lo immola e lo coprì con l'enorme ombra, Seresto riporta le armi scelte perte, ore Gradivo, come trofeo. Riorganizzano le schiere Ceculo, nato dalla stirpe di Vulcano ed Umbrone che viene dai monti dei Marsi. Il Dardanire furoreggia contro: con la spada aveva staccato 545 la sinistra di Anxure e col ferro tutto il cerchio dello scudo; Quello aveva pronunciato qualche cosa di garnde e aveva creduto che ci fosse potenza nella formula, e forse innalzava il coraggio al cielo e si era ripromesso vecchiaia e lunghi anni; Tarquito che saltava contro con armi splendenti, 550 e l'aveva generato la ninfa Driope a Fauno abitatore delle selve, si offrì davanti a lui ardente. Egli vibrata l'asta blocca la corazza ed il gran peso dello scudo, poi abbatte a terra la testa di chi invano pregava e si preparava a dire molto, e rovesciando il troco tirpido 555 sopra ciò esclama con anino ostile: "Qui adesso, o terribile, giaci. L'ottima madre non ti seppellirà in terra e onorerà le membre con sepolcro patrio: sarai lasciato agli uccelli rapaci, o un'onda ti trascinerà sommerso ed i pesci affamati leccheranno le ferite." 560 Subito insegue Anteo e Luca, prime schiere di Turno, il forte Numa ed il rosso Camerte, figlio del magnanimo Volcente, che fu il più ricco di terreno degli Ausonidi e regnò sulla tacita Amicla. Quale Egeone, che dicono avesse cento braccia 565 e cento mani, e ardesse fuoco per cinquanta bocche e petti, quando tuonò contro i fulmini di Giove con altrettanti scudi, brandendo altrettante spade: così Enea infierì su tutto il campo da vincitore, appena intiepidì la punta. Anzi, ecco attacca contro 570 i cavalli da quadriga di Nifeo ed i petti di fronte. E quelli quando lo videro avanzare da lontano e fremere paurosamente, giratisi dietro per paura e correndo rovesciano il conducente e trascinano i cocchi sui lidi. Intanto Lucago ed il fratello Ligeri con le bianche bighe 575 si lancia in mezzo; ma il fratello con le briglie piega i cavalli, l'aspro Licago rotea la spada sguainata. Enea non sopportò chi furoreggiava con tanto fervore; si buttò e gigantesco apparve con l'asta puntata. A lui Ligeri: 580 "Non vedi i cavalli di Diomede né il cocchio di Achille o le piane di Frigia: oraverràdata la fine della guerra edella vita su queste terre." Per il pazzo Ligeri tali parole volano lontano. Ma l'eroe troiano non prepara parole di risposta, ma lancia un giavellotto contro i nemici. 585 Come Lucago pendendo per le frustate ai cavalli piegato li spronò con la lancia, mentre puntato il piede sinistro si preparava allo scontro, l'asta giunse attraverso gli ultimi orli del brillante scudo, poi perfora l'inguine a sinistra; sbalzato dal cocchio moribondo si rotola sui campi. 590 Ed il pio Enea gli si rivolge con parole amare: "Lucago, nessuna fuga vile dei cavalli tradì i tuoi cocchi o vuote ombre li volsero via dai nemici: tu stesso saltando dalle ruote abbandoni il cocchio." Così parlando afferrò la pariglia; il fratello misero tendeva le palme 595 inerti caduto dallo stesso carro: "Per te, per te che i genitori hanno generato così, eroe troiano, lasciami questa vita edabbi pietà di chi prega." Enea a lui che di più diceva: "Poco fa non offrivi tali parole. Muori e da fratello non lasciare il fratello." 600 Poi aprì conla punta il petto, protezione della vita. Il condottiero dardanio per lapianura produceva tali stragi infuriando alla stregua d'acqua torrenziale o di nera uragano. Finalmente escono e lasciano il campo il giovane Ascanio e la gioventù inutilmente assediata. 605