Versione di Virgilio

Libro 11, vv. 1-58

Traduzione della Versione "Libro 11, vv. 1-58" di Virgilio

Testo Originale Latino

Oceanum interea surgens Aurora reliquit: 11.1 Aeneas, quamquam et sociis dare tempus humandis praecipitant curae turbataque funere mens est, vota deum primo victor solvebat Eoo. ingentem quercum decisis undique ramis 5 constituit tumulo fulgentiaque induit arma, Mezenti ducis exuvias, tibi magne, tropaeum, bellipotens; aptat rorantis sanguine cristas telaque trunca viri, et bis sex thoraca petitum perfossumque locis, clipeumque ex aere sinistrae 10 subligat atque ensem collo suspendit eburnum. tum socios (namque omnis eum stipata tegebat turba ducum) sic incipiens hortatur ovantis: 'maxima res effecta, viri; timor omnis abesto, quod superest; haec sunt spolia et de rege superbo 15 primitiae manibusque meis Mezentius hic est. nunc iter ad regem nobis murosque Latinos. arma parate, animis et spe praesumite bellum, ne qua mora ignaros, ubi primum vellere signa adnuerint superi pubemque educere castris, 20 impediat segnisve metu sententia tardet. interea socios inhumataque corpora terrae mandemus, qui solus honos Acheronte sub imo est. ite,' ait 'egregias animas, quae sanguine nobis hanc patriam peperere suo, decorate supremis 25 muneribus, maestamque Evandri primus ad urbem mittatur Pallas, quem non virtutis egentem abstulit atra dies et funere mersit acerbo.' Sic ait inlacrimans, recipitque ad limina gressum corpus ubi exanimi positum Pallantis Acoetes 30 servabat senior, qui Parrhasio Evandro armiger ante fuit, sed non felicibus aeque tum comes auspiciis caro datus ibat alumno. circum omnis famulumque manus Troianaque turba et maestum Iliades crinem de more solutae. 35 ut vero Aeneas foribus sese intulit altis ingentem gemitum tunsis ad sidera tollunt pectoribus, maestoque immugit regia luctu. ipse caput nivei fultum Pallantis et ora ut vidit levique patens in pectore vulnus 40 cuspidis Ausoniae, lacrimis ita fatur obortis: 'tene,' inquit 'miserande puer, cum laeta veniret, invidit Fortuna mihi, ne regna videres nostra neque ad sedes victor veherere paternas? non haec Evandro de te promissa parenti 45 discedens dederam, cum me complexus euntem mitteret in magnum imperium metuensque moneret acris esse viros, cum dura proelia gente. et nunc ille quidem spe multum captus inani fors et vota facit cumulatque altaria donis, 50 nos iuvenem exanimum et nil iam caelestibus ullis debentem vano maesti comitamur honore. infelix, nati funus crudele videbis. hi nostri reditus exspectatique triumphi? haec mea magna fides? at non, Evandre, pudendis 55 vulneribus pulsum aspicies, nec sospite dirum optabis nato funus pater. ei mihi quantum praesidium, Ausonia, et quantum tu perdis, Iule.'

Traduzione Italiana

Intanto l'Aurora sorgendo lasciò l'Oceano: Enea, benchè gli affanni affrettino dare il tempo per seppellire i compagni e la mente sia turbata dalla morte, scioglieva vittorioso i voti degli dei alla prima Alba. Pone sul tumulo, tagliati ovunque i rami, una gigantesca 5 quercia e la riveste delle armi splendenti, spoglie del capo Mezenzio, e trofeo per te, grande potente in guerra; appende le creste grondanti di sangue e le lance spezzate dell'eroe, la corazza in dodici punti colpita e trapassata, lega lo scudo di bronzo della sinistra 10 ed appende la spada d'avorio nel fodero. Poi ( mentre tutta la schiera dei capi stipata lo attorniava) così cominciando esorta i compagni osannanti: "E' compiuta una massima impresta, uomini; ogni timore svanisca, per il resto; queste sono le spoglie e da un re superbo 15 le primizie questi è Mezenzio per i mei mani. Adesso per noi la marcia dal re e dalle mura latine. Preparate armi, con coraggio e speranza anticipate la guerra, nessuna esitazione blocchi (voi) ignari, appena i celesti assecondino di alzar le insegne e guidare la gioventù 20 dal campo o una vile idea per paura (vi) attardi. Intanto affidiamo alla terra i compagni ed i corpi sepolti, questo è l'unico onore sotto la profondità di Acheronte. Andate, disse. Le nobili vite, che col loro sangue ci partorirono questa patria, onorateli con gli ultimi 25 doni, per primo si mandi all'addolorata città di Evandro Pallante, che non povero d'eroismo un nero giorno ci ha strappato e l'immerse in aceba morte." Così disse piangendo, e riporta il passo alle soglie dove vegliava il corpo deposto dell'esanime Pallante 30 l'anziano Acete, che prima fu scudiero al parrasi Evandro, ma con auspici non ugualmente fortunati allora come compagno dato al caro figlio seguiva. Attorno tutto il gruppo dei servi, la folla troiana e le Iliadi sciolte come d'usanza la chioma dolente. 35 Ma poi quando Enea entrò per le alte porte battuti i petti, alzano un gigantesco urlo alle stelle, e la reggia risuonò di mesto lutto. Egli come vide il capo deposto ed il volto del niveo Pallante e la ferita aperta sul delicato petto 40 della lancia ausonia, così,spuntate le lacrime, parla: " Te forse, dice, infelice ragazzo, giungendo lieta, la Fortuna mi volle togliere, perché no vedesse i nostri regni e non fossi portato vincitore alle sedi paterne? Non queste promesse, partendo, avevo dato per te 45 al padre Evandro, quando abbracciatomi mentre partivo mi inviava per un grande impero e temendo ammoniva che c'erano uomini crudeli e scontri con dura gente. Ed ora egli preso certo molto da vana speranza forse fa voti e colma gli altari di doni, 50 noi accompagniamo mesti con inutile onore un giovane esanime e che ormai non deve nulla a nessun celeste. Misero, vedrai la crudele morte del figlio. Questo il nostro ritorno e gli attesi trionfi? Questa la mia grande fiducia? Ma non vedrai, Evandro, uno sconfitto da vergognose ferite, né desidererai, salvo il figlio, come padre unacrudele morte. Ahimè, quale grande baluardo perdi, Ausonia, e quanto grande tu, Iulo."