Versione di Virgilio

Libro 11, vv. 336-375

Traduzione della Versione "Libro 11, vv. 336-375" di Virgilio

Testo Originale Latino

Tum Drances idem infensus, quem gloria Turni obliqua invidia stimulisque agitabat amaris, largus opum et lingua melior, sed frigida bello dextera, consiliis habitus non futtilis auctor, seditione potens (genus huic materna superbum 340 nobilitas dabat, incertum de patre ferebat, ) surgit et his onerat dictis atque aggerat iras: 'rem nulli obscuram nostrae nec vocis egentem consulis, o bone rex: cuncti se scire fatentur quid fortuna ferat populi, sed dicere mussant. 345 det libertatem fandi flatusque remittat, cuius ob auspicium infaustum moresque sinistros (dicam equidem, licet arma mihi mortemque minetur) lumina tot cecidisse ducum totamque videmus consedisse urbem luctu, dum Troia temptat 350 castra fugae fidens et caelum territat armis. unum etiam donis istis, quae plurima mitti Dardanidis dicique iubes, unum, optime regum, adicias, nec te ullius violentia vincat quin natam egregio genero dignisque hymenaeis 355 des pater, et pacem hanc aeterno foedere iungas. quod si tantus habet mentes et pectora terror, ipsum obtestemur veniamque oremus ab ipso: cedat, ius proprium regi patriaeque remittat. quid miseros totiens in aperta pericula civis 360 proicis, o Latio caput horum et causa malorum? nulla salus bello, pacem te poscimus omnes, Turne, simul pacis solum inviolabile pignus. primus ego, invisum quem tu tibi fingis (et esse nil moror,) en supplex venio. miserere tuorum, 365 pone animos et pulsus abi. sat funera fusi vidimus ingentis et desolavimus agros. aut, si fama movet, si tantum pectore robur concipis et si adeo dotalis regia cordi est, aude atque adversum fidens fer pectus in hostem. 370 scilicet ut Turno contingat regia coniunx, nos animae viles, inhumata infletaque turba, sternamur campis. etiam tu, si qua tibi vis, si patrii quid Martis habes, illum aspice contra qui vocat.' 375

Traduzione Italiana

Allora il medesimo Drance ostile, la gloria di Turno tormentava di torva invidia e di amari stimoli, ricco di beni e migliore di lingua, ma la destra fredda in guerra, stimato non incapace promotore nelle assemblee, potente nel dissenso (la nobiltà materna gli dava stirpe 340 superba, dal padre portava incertezza,) si alza e con queste parole aggrava ed accumula asti: "Su tema a nessuno oscuro né bisognoso della nostra voce ci consulti, o buon re: tutti dichiarano che sanno che cosa rechi la sorte del popolo, ma esitano a parlare. 345 Dia la libertà di parlare e laci le borie, colui per il cui auspicio in fausto e abitudini sinistre ( parlerò proprio, anche se mi minaccia armi e morte) vediamo esser cadutit tanti fari di capi e tutta la città caduta nel lutto, mentre provoca i campi troiani 350 affidandosi alla fuga e terrorizza il cielo con le armi. Uno solo ancora a questi doni, che comandi siano inviati abbondantissimi e datiai Dardanidi, uno solo, tu il miglore dei re, aggiungi, né ti vinca la violenza di nessuno, cioè che tu padre dia la figlia ad un nobile genero 335 per le nozze e raggiunga questa pace con patto eterno. Che se così grande terrore possiede menti e cuori, preghiamo proprio lui e chiadiamo proprio a lui la grazia: ceda, restituisca al re edalla patria il proprio diritto. Perché tante volte butti i miseri concittadini in aperti 360 pericoli, o capo e causa di così gravi mali per il Lazio? Nessuna salvezza con la guerra, ti chiediamo tutti la pace, Turno, ed insieme l'unico inviolabile pegno di pace. Per primo io, che tu immagini a te ostile (e che lo sono, per nulla esito) ecco vengo supplice. Abbi pietà dei tuoi, 365 deponi le rabbie e sconfitto ritirati. Abbastanza morti, sbaragliati, abbiam visto e desolato enormi campi. O, se la fama spinge, senutri in petto così grande vigore e se a tal punto sta a cuore la dote regale, osa e porta contro il nemico il petto fiducioso in faccia. 370 Davvero perché a Turno tocchi una sposa regale, noi vite vili, folla insepoltae e non compianta, siamo abbattutinelle campagne! Tu però, se in te (c'è) una forza, se hai qualcosa del paterno Marte, guarda in faccia colui che chiama." 375